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OLTRE LA VITA E LA MEMORIA

Autore : Brandisio Andolfi - inserita il 30/11/09

COMMENTO CRITICO

La poesia di Brandisio Andolfi assume le forme di un dire colloquiale posato ed autorevole, per lo più ispirato da un’attività intensa e meditativa di contemplazione dello spettacolo naturale del creato con una spontanea sensibilità a percepire i segni del divino e l’indicazione di un approdo ultraterreno offerto come possibilità di definitiva comprensione del vero e del giusto a tutti gli uomini di buona volontà.

Temi principali d’ispirazione poetica sono l’eros verso la donna amata, che assume accenti di delicato e sensuale corteggiamento ed appagamento della carne e dello spirito; il canto idilliaco, ma venato di endemica malinconia, dedicato alla natura e in particolare agli uccelli, creature libere del cielo; l’amore verso i giovani e l’apprensione per la loro fragilità ed insofferenza; l’evocazione di scene della civiltà contadina, appartenenti alla stagione dell’infanzia e della fanciullezza del poeta; la struggente nostalgia per l’irreparabile decorrere del tempo e per l’effimero e il caduco della vita; la celebrazione di località e di paesaggi per lo più umbri, laziali e campani, a cui si aggiungono descrizioni di marine lungo la costa tirrenica ed intensi rappresentazioni di località raggiunte per viaggi episodici od occasionali, in cui sempre la descrizione è fatta per unire e per cementare in uno l’aspetto naturale con l’intervento dell’uomo, talvolta scellerato e distruttore, talvolta portatore di arte e di cultura; l’invocazione alla pace e al bando definitivo della guerra dalla civiltà degli uomini, con l’esercizio della memoria rivolta a fermare l’orrore di tutte le violenze dell’uomo sull’uomo come monito per il futuro.

Il verseggio libero ed affrancato da ogni orpello ornamentale è contenuto nel rigore di una misura interiore di decoro, ispirata ad un canone di suasività onesta e conversevole e ad un uso erudito ma mai enfatico del ricco lessico poetico da lui posseduto.

Sandro Gros-Pietro

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MOMENTO

Autore : Elio Andriuoli - inserita il 30/11/09

COMMENTO CRITICO

Elio Andriuoli conduce la sua luminosa ricognizione poetica fino a farne epifania colma di stupore e di letizia negli occhi dello spettatore, il quale è poi lo stesso poeta, che si arrende come testimone di se stesso e della vastità incontenibile dell’universo. Al som­mo del viaggio, la nozione che egli ne ha elaborato, gli fornisce uno spettacolo a tal punto divino che non mette conto tradurne il senso nella prigione loica degli umani; il poeta ci dice chiaramente che non vi è testo che può contenerlo, non vi è libro che possa darcene contezza, anche se, fino alla fine dei giorni, mosso da cristiana pietas verso la cecità umana – e anche verso se stesso – il poeta cercherà e cercherà, fra le carte ingiallite dell’umana sapienza, il supremo segno del rendiconto universale. Ma sa già che non lo troverà.

Troverà piuttosto negli umidi occhi della sua donna la luce di gioia che spontaneamente si rinnova nell’imminenza del Natale, che è simbolo di nascita, di visione, di rivelazione, di accoglienza del mondo e nel mondo. Ecco, allora, i confini che si dilatano, con l’uomo che giunge sulla Luna e, quindi, su Marte. Ed ecco il poeta realizzare che più l’uomo si espande nell’universo, più si rende conto che il cosmo lo sorprende con una nozione di grandezza sempre più a dismisura umana: più l’uomo cresce, più verifica che diminuisce il peso e il significato della sua presenza nel creato.

Proprio da questa sorta di paradosso zenoniano, per cui più si cresce e più si diventa piccini, scaturisce la solare letizia di Elio Andriuoli; scaturisce il suo atteggiamento di pacato coraggio di fronte all’avvicinarsi dell’ultimo giorno; si autorizza la gioia riposta nel destino vivificante della fralezza umana che, per ulteriore paradosso, proprio perché così fragile, può condurre alla soglia di rivelazione dell’eternità.

Sandro Gros-Pietro

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da Biografia a margine, 1994

Autore : Lucianna Argentino - inserita il 30/11/09

COMMENTO CRITICO

La poesia di Lucianna Argentino rappresenta una delle voci più interessanti e ricche del panorama italiano degli ultimi quindici anni, e ha assunto valore di assoluta novità e profondità con Diario inverso, apparso nel 2006. L’anfibologia tra la forma in versi e il significato profondo dell’inversione del concetto di diario si risolve a tutto vantaggio del secondo significato.

Il diario non è un calepino di appunti in chiave memoriale, come spesso si presenta la poesia lirica contemporanea, che si arronciglia più o meno manifestamente intorno a temi egotisti. Questo diario, invece, è il libro della sapienza, cioè è la filosofia di Anassimandro e Parmenide: è l’atto di amore nei confronti del sapere, è l’amore della verità. Con il dramma di un’impossibile risoluzione a buon fine dell’agognato amore. Per dirla con Lev Šestov, si rimane sempre tra “Atene e Gerusalemme”, attirati in antagonismo dalle due concezioni del mondo radicalmente diverse, quella della rappresentazione logica e quella della rivelazione del sacro.

Non si tratta propriamente di una dialettica tra due contendenti, ma di una moltiplicazione degli universi paralleli che convivono con drammaticità nella nostra mente. Il trionfo di metafore che Lucianna Argentino sviluppa nell’epopea del verso, volutamente camuffato in una diaristica dell’ordinario; il canto amebeo dei due personaggi declamatori, l’io-poeta e il suo alterego; il parallelo sdoppiamento delle figure protagoniste tra l’amato e l’amante: sono indicazioni dei percorsi di doppiezza tra la realtà e il sogno, tra la ragione e l’emozione, in un continuo scambio di ruoli, che conducono al nodo centrale della scelta poetica, cioè a quel sentimento di angoscia che nasce dal conflitto tra la libertà e il sapere, tra loro sostanzialmente inconciliabili.

Non va neppure sottaciuta, infine, la facilità e la felicità della rappresentazione estetica nella poesia di Lucianna Argentino, il valore della bellezza e dell’eleganza del suo dire melanconico e rovente, ardito e aggraziato, con un linguaggio così sorprendentemente moderno eppure sovente anticato nell’uso improvviso di vocaboli desueti.

sandro gros-pietro

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