Ada De Judicibus Lisena

è nata e risiede in Molfetta. Laureata in Lettere Classiche, ha insegnato nelle Scuole Superiori della sua città.

Ha pubblicato tredici raccolte di poesia, ultime delle quali Una stagione pensosa, edizioni Mezzina 2005 e Omaggio a Molfetta nel Centenario dell’Università Popolare Molfettese, idem 2007.

Dal 1985 al 1994 ha partecipato ai concorsi nazionali ed ha ottenuto significativi riconoscimenti, ultimo dei quali il premio “Laboratorio delle Arti 1994”, con la pubblicazione della silloge Il dolore, il sorriso.

Nella rivista mensile della sua città L’Altra Molfetta cura una pagina di poesia; presso l’AUSER locale svolge volontariato culturale.

La sua poesia è inserita in antologie come Il pensiero poetante (Genesi Editrice) a cura di Fabio Dainotti, ed è analizzata in saggi come le due monografie di Vincenzo Laforgia La lirica di Ada De Judicibus Lisena, 1998 e La seconda stagione poetica di Ada De Judicibus Lisena, 2006. In Vertenza Sud-La poesia nelle regioni dell’Italia Meridionale, Besa Editrice, 2001, a cura di Daniele Giancane, è fra i sei autori della Puglia scelti dal curatore regionale Marco Ignazio De Santis.

È già apparsa su alcuni numeri di Vernice.

COMMENTO CRITICO: 

La vicenda letteraria di Ada De Judicibus si colloca negli anni di transizione dal Novecento al Duemila e testimonia l’evoluzione della poesia italiana che passa dalla tematica egotica dell’individuo in perpetuo conflitto di definizione del suo io all’interno del rapporto con il prossimo e con la sua terra di origine alla concezione di un orizzonte assai più vasto, di respiro cosmopolita, in cui il poeta lascia sfumare i temi solipsistici del Novecento e si consacra a una nuova definizione di anima mundi che abbraccia e consustanzia in un’unica materia vivente e interdipendente tutti gli esseri umani e le piante e gli animali che popolano il pianeta e che su di esso prosperano o più verosimilmente deperiscono e si dannano.

Se dovessimo parlare di questioni economiche, useremmo la locuzione di “globalizzazione dei processi di produzione e di consumo”, ma trattandosi di avventure poetiche ci pare più giusto indicare il movimento di convergenza delle visioni del mondo a un comune vertice di dipendenza dei destini dell’umanità. L’inserto che proponiamo permette di verificare con sicurezza questa grande avventura poetica di De Judicibus, che dalla connotazione di amore e odio catulliano per la sua terra descrive l’arcobaleno pontefice che la congiunge a un pianeta in cui “se un cane piange guaiscono tutti i cani in catena”.

Fuori di metafora, significa che ogni forma di vita, legata alla catena biologica comune, è accomunata allo stesso destino. Resta l’orrore della violenza e dell’inspiegabile olocausto, già denunciato da Dostoevskij: Signore, perché i bambini muoiono? Al poeta resta l’annichilimento per il dolore, che qui assume una sostanza universale e planetaria o più esattamente che qui scopre il legame del singolo con la condizione comune, quella tale catena che fa sì che il pianto di uno divenga lamento per tutti. Quella di De Judicibus è una poesia di alta concezione e indirizzo, che nasce nella coscienza riflessiva della letteratura che ci ha preceduto e chi si proietta in una visione universale della poesia che verrà.

sandro gros-pietro