Anna Ventura

è nata a Roma, da genitori abruzzesi. Laureata in lettere classiche a Firenze, agli studi di filologia classica, mai abbandonati, ha successivamente affiancato un’attività di critica letteraria e di scrittura creativa.

Ha pubblicato raccolte di poesie, volumi di racconti, romanzi, libri di saggistica.
Ha curato tre antologie di poeti contemporanei, la sezione La poesia in Abruzzo nel volume Vertenza Sud, di Daniele Giancane (Besa, Lecce, 2002).

È presente in moltissime, autorevoli antologie di poesia e di narrativa.
Ha conseguito vari premi, tra cui quello della Presidenza del Consiglio dei Ministri (1983), il Tagliacozzo (1988), il Chianti (1989), il Lerici/Pea (1995), l’UTET (1997), l’Esuvia (2000), tutti per la poesia.

Ha conseguito il Giusti-Monsummano (1992), il Parise (1994), il Michetti- D’Annunzio, per la narrativa, (2002), il Tagliacozzo (1984) per la critica.
Ha tradotto il De Reditu di Claudio Rutilio Namaziano e alcuni Inni di Ilario di Poitiers.

Dirige la collana di poesia Flores per la Tabula fati di Chieti.
Suoi testi sono stati tradotti in francese (Cinquanta poesie, Tradotte da Paul Courget, Chieti, Tabula Fati, 2004), inglese, spagnolo (El Jardìn, tradotto da Carlos Vitale, Barcellona, Emboscall 2004), tedesco, portoghese e rumeno.

Suoi diari sono depositati presso l’Archivio Nazionale del Diario di Pieve Santo Stefano.
Pubblicista, collabora a varie riviste nazionali; è socia del PEN CLUB italiano.

Di lei si sono occupati critici illustri su riviste e volumi, e in saggi monografici: Francesco Di Gregorio (Università dell’Aquila), in Letture novecentesche (Roma, Edizioni dell’Urbe, 1983); Alfredo Fiorani, in La tela di Penelope (Chieti, Noubs,1997); Liliana Porro Andriuoli in Certa et arcana: la poesia di Anna Ventura tra certezza e senso del mistero (Chieti, Tabula Fati, 2001),Vittoriano Esposito in, Itinerario letterario di Anna Ventura (Avezzano, Centro Studi Marsicani, 2005).

COMMENTO CRITICO: 

Le poesie, come è logico attendersi essendo scritte da uno stesso poeta cioè la Ventura, offrono una maggiore unità espressiva sia di forma sia di contenuto. Il titolo del libro si commenta da sé, e demanda alla sensazione di sbalordimento, stupore, sorpresa, ammirazione o rapimento che la poesia, anche in combutta con la pittura, – in metafora esse sarebbero l’armadio – possono suscitare nel fruitore del libro.

Queste poesie della Ventura sono anch’esse orientate, come i disegni, verso una concezione denotativa della parola, un dire in versi che si sviluppa nel racconto meditativo di sé, secondo quella nozione di trasfigurazione del quotidiano che si affermò con l’ultimo Montale e che, forse, in Ventura trova anche ascendenti nella prosa lirica di Cvetaeva e nel suo impianto ritmico interiorizzato all’interno dello sviluppo argomentativo. Attraverso il racconto il poeta realizza il recupero della sua identità e ogni storia diviene affermazione e scoperta di sé. Il carattere di novità della poetica e l’eccezionale pregio grafico della realizzazione, che va tutta a merito della Regione Abruzzo, ci hanno invogliato a fornire ampia documentazione del libro.

Sandro Gros-Pietro