Armando Santinato

nasce a Chioggia, ma inizia gli studi nei collegi Don Bosco, prima in Piemonte e, quindi, a Roma. Trasferitosi a Torino, consegue la laurea prima in Lettere, poi in Pedagogia. Per la sua formazione di intellettuale, deve molto a Pasquale Giuffrida, per l’apprendimento del latino, e a Remo Fornaca, per la pedagogia.

Si dedica all’insegnamento nelle scuole superiori e si impegna a favore dei lavoratori-studenti, promuove una serie di molteplici attività di promozione culturale. Nell’avvio al magistero di docente, riceve esempio e guida da Cesare Mussini, critico letterario e preside di istituto superiore. Attualmente, vive con passione l’esperienza di docente presso l’Unitre di Moncalieri, dove tiene lezioni di storia della poesia.

L’amore per “l’arte poetica” risale ai tempi del collegio, e già nel periodo post-adolescenziale ottiene i primi scherzosi riconoscimenti di “poeta”. Ancora studente, partecipa e collabora alla preparazione di “recite musico-letterarie”, dette “accademie”. Negli anni dell’insegnamento ai lavoratori-studenti preferisce tenere per sé il suo amore per la poesia.

Il ritorno pubblico all’impegno poetico avviene, pertanto, dopo lungo silenzio, anche per sollecitazione di amici, quali Aniello Arbucci e Gaetano Fiorentino. L’affermazione della sua produzione in versi si realizza con la stampa di Tentazioni liriche, nel 1989, cui seguono Salso delle barene, nel 2002, e Tentazioni mistiche, del 2004. Partecipa ai convegni di poesia Intra et extra moenia, 2002, Nostalgia dell’Eterno, 2003, Natura benigna natura matrigna, 2006 e La gioventù del mondo, 2006, tutti tenuti a Torino.

È presente nell’almanacco paredro Un secolo in un anno, 2005. È redattore della rivista Vernice.

COMMENTO CRITICO: 

Nella scala di valori di Armando Santinato, prima viene l’amore e poi la sapienza. La poesia, a ruota, è il linguaggio espressivo del coniugio tra amore e sapienza. Solo l’amore è in grado di accendere la luce di orientamento che fa della cultura una verità solare. Senza amore rivolto agli uomini e alle loro opere di buona volontà, la cultura rimarrebbe una cieca ricerca di potenza e di dominio, destinata a perdersi nelle tenebre. Al contrario, nel sentimento di solidarietà e di generosità rivolto al prossimo, ogni forma di cultura si fortifica e si indirizza da sola verso la verità o, quanto meno, verso il massimo livello di bene possibile per tutti gli uomini.

Questa immedesimazione tra amore e sapienza, in Santinato, diviene anche consustanzialità. Per lui, è sufficiente amare una persona perché tale sentimento comporti automaticamente un arricchimen­to di cultura. Per cui la poesia è nello stesso tempo il linguaggio dell’amore e della sapienza, l’unica lingua possibile che compenetra le due forze fondanti della civiltà: amore e sapienza. Per noi moderni, questa endiadi è solo una radice etimologica lontana del vocabolo filosofia, che per gli antichi significava amore per la saggezza, ma per Santinato è il teorema fondamentale su cui si basa la ricerca di poesia.

Sandro Gros-Pietro