Maria Teresa Codovilli

è nata a Mercatino Conca, pre­cisamente nell’attuale comune di Sassofeltrio, nel 1947. Laureata con lode in Pedagogia a Urbino, con successivo biennio d’abilitazione frequentato a Milano, risiede a Cattolica in provincia di Rimini dove ha insegnato fino al 2004. Pittrice di tendenza figurativo-fantastica, ha esposto in Italia e all’estero (tra le altre si ricordano le collettive a Monaco di Baviera, Parigi, Londra, New York). Ha sposato nell’81 il pittore e scultore Augusto Gennari.

Appassionata da sempre di lettura in genere e di poe­sia in particolare, solo dopo molti anni di lavoro ha pro­posto i propri componimenti lirici, ricevendo l’apprezzamento di Carlo Villa.

Ha pubblicato nel 1993 presso l’Editrice Cultura Duemila una silloge dal titolo In calendari d’albero, d’uccello, di cometa… Sue poesie compaiono su diverse antologie. Collabora con riviste di cultura. Nel 1997 ha pubblicato presso Genesi Editrice la silloge In segno sonda unitamente al poemetto Canto di compimento, sommesso…, riscuotendo notevole successo ed incoraggiamento da Walter Veltroni, da Giorgio Bárberi Squarotti, da Mario Luzi, dal Maestro Luciano Sampaoli, da Marcello Pirro, da Marcello Di Bella, ecc. Sue liriche sono state recitate alla serata del WWF a Gabicce Mare, il 3 aprile 1998, e al Teatro della Regina di Cattolica. Nel 1999 ha pubblicato, sempre presso Genesi Editrice, la silloge D’arialuce, la mia terrestrità unitamente al poemetto Canto d’armonie, disarmonie, armonie… con prefazione di Giovanna Ioli. Sempre per Genesi, ha pubblicato nel 2001 la silloge Nell’at­ti­mo­fram­men­to unitamente al poemetto Canto dell’itinerario circolare con prefazione di Antonio Gagliardi e l’apprezzamento di lettori e critici tra cui Neuro Bonifazi, Paolo Ruffilli e Paolo Valesio dell’Istituto di Italianistica della Yale University e nel 2002 la silloge Di multiplo verde, all’imbluire, insieme al poemetto Canto della parola-poesia. Nel 2004 presso le edizioni Tracce ha pubblicato la silloge Al segnosogno flessuoso della luna insieme al poemetto Canto della casa-conchiglia (già con segnalazione di merito al premio “Nuove Scrittrici” 2002, presieduto da Maria Luisa Spaziani). Nell’ottobre 2003 ha partecipato al Convegno Nostalgia dell’Eterno a Torino.

COMMENTO CRITICO: 

Il primo dato evidente – e rassicurante – nel lavoro di Maria Teresa Codovilli, è la sua autonoma fedeltà a una tradizione recente, ma più che consolidata, della nostra poesia, quella che ha attraversato gli ultimi decenni e ha proposto alcune grandi voci indimenticabili. Prima fra queste quella di Mario Luzi, di cui l’esempio si può anche cogliere in questi versi, dalla loro inquieta disposizione sulla pagina, che registra un ritmo del pensiero e una scansione metrica, fino al fluire continuo del pensiero stesso, alla sua incessante attività problematica, che dà vigore all’esperienza lirica della nostra autrice.

La quale, tra l’altro, dedica una poesia allo stesso Luzi, rendendo peraltro omaggio anche a diverse altre figure di poeti, come Giovanni Raboni, Giuseppe Conte, Maria Luisa Spaziani. In ciò dimostra un’utile apertura su tendenze diverse che è anche ben visibile nell’originalità della sua voce, nella complessità così fittamente articolata del suo dire, nel quale alterna componimenti di ampio respiro a soluzioni di tipo epigrammatico o vicine all’haiku. Per approdare poi, nell’ultima parte del libro, al progetto di una omogeneità variegata con il poemetto, o canto teatrale intitolato Nella palpebra del giorno.

Maria Teresa Codovilli, del resto, si riferisce anche a figure diverse da quelle dei poeti, e dunque a pittori come Chagall o Van Gogh, o a grandi personaggi della cultura contemporanea come Massimo Cacciari, Umberto Eco, Rita Levi Montalcini. A conferma di un’apertura intellettuale che non è solo all’interno della poesia, ma che cerca energia anche altrove, anche in regioni lontane. E in effetti uno dei caratteri particolari del suo lavoro poetico, della sua inquietudine lirica, è proprio nell’incrociarsi e mescolarsi di situazioni e temi, nell’accavallarsi di immagini e metafore in un linguaggio che tende all’alto ma che non disdegna certo innovazioni o soluzioni sperimentali.

Così, nei suoi versi, possiamo trovare un interrogarsi sul tempo o l’immergersi nei movimenti fluttuanti dentro la natura come l’ascolto di telegiornali che parlano di guerre. Domina il senso della molteplicità dell’esistente tra sogno e senso della nostra provvisorietà, della precarietà uma­na. E il tutto produce un effetto che sembra quello di una realtà cangiante, capace di stupire nel suo improvviso e complesso variare di colori.

Maurizio Cucchi