Rossano Onano

nasce a Cavriago nel 1944, si laurea in medicina a Milano, vive a Reggio Emilia ove esercita la professione di medico specialista psichiatra.

L’esordio in poesia risale a Gli umani accampamenti, 1985; L’incombenza individuale, 1987; Dolci velenosissime spezie, 1989; Inventario del motociclista in partenza per la Parigi-Dakar, 1990; Rosmunda, Elmichi, altri personaggi di Evo Medio, 1991; Viaggio a Terranova con neri cani d’acqua, 1992; Le ancora chiuse figlie marinaie, 1994; La trasmigrazione atlantica degli schiavi, 1995; Il senso romanico della misura, 1996; Preghiera a Manitou di Cane Pazzo, 2001; Appunti ragionati di prossemica, 2002; Ammuina, 2009. Nel 1998 ha pubblicato la raccolta di saggi critici intitolata Il pesce di Ishikawa seguito nel 2006 da L’ultimo respiro di Cesare.

È inserito nell’almanacco paredro XX secolo/anno 2006 intitolato Un secolo in un anno.

Ha ottenuto numerosi riscontri premiali per la sua attività e ha partecipato a convegni di poesia.

COMMENTO CRITICO: 

Fondamentale cura pone Rossano Onano nella scelta e nell’impiego del linguaggio poetico. Giova al riguardo richiamare quanto aveva già scritto il compianto Silvio Bellezza, nel 1995 sulla rivista Vernice: “[…] parole che vengono modellate in modo inusitato, e, altrove, costruzioni grammaticali del tutto inedite, uso ricorrente di parentetiche piuttosto lunghe, nelle quali si riscontrano parafrasi pertinenti – anche in senso ironico – o in qualche modo attinenti alle proposizioni che immediatamente le precedono.” Esempi di questo lessico inusitato – ma ormai sappiamo che dovremmo definirlo deformato e rovesciato, nel senso che abbiamo voluto attribuire prima a tali qualificazioni – possono essere i vocaboli trafittiva, inquietanza, scomparito, sofferivano, evitazione, sospettanza, aspettature, festeggiatura, sottomissive ed altre soluzioni che lasciamo cercare alla pazienza del lettore.

Un tale lessico, tormentato e deturpato dai bombardamenti distruttivi dell’autore, impiega, tuttavia, con sorprendente leggiadria vocaboli che sono dei raffinati arcaismi come beccheria e cerusici, o termini presi a prestito dalla medicina come Tegretol o catatonie o termini zoologici come chelato, ed altre numerose e godibili occasioni di ricchezza e di sapienza espressiva, incastonate con gusto e naturalezza nel fluire del dettato.

Sandro Gros-Pietro