Simonetta Bachi

è nata a Roma, ma è sempre vissuta a Torino. È laureata in Lettere moderne ed ha insegnato per trent’anni nelle scuole statali.

Ha pubblicato tre libri: Scuola Media Massari nel 1997; Vengo domani, zia nel 2001 e Per misteriose strade nel 2005. Con Vengo domani, zia, ha vinto nel 1999 il Premio letterario Pannunzio di Torino per la Narrativa e nell’ottobre 2003 il Premio letterario Città di Arona. Nel luglio del 2000 ha vinto per la poesia il premio Anna Kuliscioff.

Sue poesie sono pubblicate in diverse antologie poetiche.

COMMENTO CRITICO: 

L’aderenza con la realtà è la caratteristica di questa poesia che non cerca evasioni nel sogno e non propone lo sconfinamento nel mondo indefinito della fantasia. La purezza e l’essenzialità dell’esperienza fenomenologica, filtrata attraverso l’autenticità fornita dal dato autobiografico, dalla verifica de visu dei contorni del reale, con l’agganciamento al quotidiano e con l’innesto nello specifico del­la caratterizzazione geografica, me­tro­po­litana, stagionale, civile: sono questi gli ingredienti che sottolineano la grande forza narrativa di Simonetta Bachi, le cui poesie nascono come lirica d’amore, ma acquistano subito le dimensione del­la fabula mundi, porzioni di vicende au­tentiche, ma raccontate come meraviglia del mondo, secondo una tradizione che si ascrive ad illustri ascendenze orientali – ba­sti pensare alle Mille e una notte e a Sheherazade – ma che ha sempre trovato il correlativo nell’ampia tradizione no­vellistica italiana e nella poesia, fino in tempi recentissimi, in particolare negli ultimi testi luziani e nelle abitudini letterarie della cosiddetta linea lombarda.

Il sortilegio del tempo, attraverso il meccanismo proustiano dell’evocazione della memoria – non a caso uno degli autori prediletti e richiamati in epigrafe è quel tal Simonide di Ceo, considerato maestro nell’arte di ricordare – è il maggiore elemento di fascino di questi versi, che a differenza di quanto accade nella Recherche optano per una visione an­che magica e dialettica del tempo, nel quale le dimensioni del presente e del passato si attraversano e si fondono, per sottolineare l’immutabilità e la perdita dell’orientamento temporale davanti all’eternità che ci sovrasta.

Sandro Gros-Pietro