Giovanni Barricelli
le poesie

Giovanni Barricelli

le poesie

Rustica

Furore il dio dei venti più protervi,
tuoni in flagello delle rocce, fuso il
vomere ribollendo, la terra in dissidio
discacciò dal grembo zolle più torve,
facile mascella alla bestemmia, rinnovellando
le potenze avverse, in sfida proruppe
fulmini ai numi che avvampò dagli occhi.

12 marzo 2003

In attesa del sipario

La dama che sfoggia un cappello maschile di
più ampie falde, raccoglie nel viso il
mistero del volto muliebre cangiante in
quello dell’uomo. In più tra la folla, sagace
lo sguardo raccoglie come fa l’ape, un nettare
solo di qualche visione che più la soggioga
e l’occhio s’imbeve per trarvi una linfa
di miele, ronzando per l’ampia platea.
E segna il mistero che viene di sotto alle
falde che ornano il volto di donna e formano
un cespo come un bouquet di fiori, gli occhi,
il pallore, il bistro, dissidio del volto
muliebre e del cappello, distorto ornamento
dell’uomo.

Il Sannio è la terra

Ivi si disseppellisce il simulacro per
selciare le strade, dall’Arco si scrostano
i teschi per farne pietra di cava e chi
un arciere trae o un capitello e chi
lapidi dalla facciata del Duomo. Anche il
più imbelle gratta con lo scalpello
l’ultimo sospiro che impose il tribuno
all’avello. Si abbatte il tempio del re
guerriero per vittoria in vista delle
Mura su concorde intesa del sindaco e il
Primate e non valse il volto della Libera
Maria che mutò il miele in sangue
all’infedele.

29 maggio 1982

(intendo l’antica cappella in suffragio della Vergine, andata distrutta squallidamente per fare luogo a nuovo edificio)

La stella sul prato

Non odo
veleggio in un mare di sabbia e
alla deriva raggiungo l’approdo
mentre germoglia l’idea, un fiore
improvviso sul prato, ne colgo di
caldi colori e come in delirio,
correte, è caduta una stella,
m’ubriaco, rimescola il sangue, io
amo le cose del mondo, un fiore
ch’è nato ed ora colora, un canto
d’uccelli, un’erba che trema ed ecco
incombe l’attesa di struggermi in
uno alle cose, la vita disperde,
neppure trattengo una piccola parte
di ciò che fu mio e sfugge l’idea
pur essa confusa alle cose, al giallo
fiorito sul prato, un’altra stella
cadente confida il segreto del
vivere umano per cui si combatte e
cede alla terra, confitti alla croce,
lo stelo sbocciato sul prato.

L’apparizione

Come in ombra trascorse soffermandosi
e via via più distinto e chiaro il
volto del Signore cui si avvicendava
il Santo.
In simbiosi sovrapponendosi nel
misterioso abbraccio, vedevo i due
volti immedesimarsi in una figura che
univa insieme Iddio e l’Uomo.
Entrambi avvinti nel dolore della
Croce, tumefatti nella carne e il
labbro che assaporava nello stesso
calice.

25 febbraio 1985

La voce

Grida il nome la tua voce
vivida scintilla presente
ad accendere i sensi,
sibila un mistero di origini
che la fece fioca,
perenne religione non taciuta,
canora come rivolo che scioglie
un usignolo nel profondo bosco,
quando nell’anima impera il silenzio.

Al di là dell’infinito

Fu quando m’affacciai al cuore ferito
mi trassi con orrore che oscuro n’era
il fondo per tragici pendii e il gorgo
dalle vene si disperdeva al mare per
fiumi d’infinito.
Fu allora che l’aiuto volsi, invocando
luce, un raggio solo di luce siderale e sopraggiunge
l’eco della voce viva.
E poi che non m’udiva volsi le prode a
Quegli che sciogliesse l’ombre da
l’eterno asilo e non trattenni un grido.

25 febbraio 1972