Mirka Corato
le poesie

Mirka Corato

le poesie

PER TROVARE

Per trovare quel “porto profondo”
occorre guardare lontano

Più vasto è lo spazio
più vicino è il porto

Ma è sempre la riva
che canta sotto i nostri passi

La riva il fiato verde del mare
le grida le schiume
il vuoto la vita
piangono sogni reali
aggrappati all’onda di piccole maree

Ogni marea lacrima l’abisso
vagheggiando orizzonti
sempre più lontani

PAESE MIO

Paese mio
Resti in me come una preghiera
Come una musica d’acqua

Resti in me come una radice
Come un simbolo
Come una verità rinchiusa nel mio petto

Paese mio
Che come una corrente cieca
Valichi il passato
E vieni a me ogni momento
Per indicarmi non il tempo
Ma la strada
Che porta al cuore caldo delle tue zolle

PENSIERI D’AGOSTO

La festa delle maschere
La festa dei colori

Sul cratere di un’immensa estate
la spiaggia attende la vendemmia del sole

la spiaggia è
il cimitero delle tristi cose

La musica senza strumenti è troppo alta
L’onda dell’orchestra sprofonda nel sole
e nella sabbia troppo umida senza poesia…

Fiammeggia l’azzurro di una vaga nostalgia
in qualche orbita lucida di mare

una sterile terra che non sa sognare
che non conosce il sorriso e non conosce il pianto
senza una ragione

Qualche rondine marina porta un fresco volo
e porta il suo segreto canto
Quando viene la sera
l’anima si fa più grande e più sottile
e aspetta il bianco bacio della luna
come cera sul mare

GIARDINI DI BABELE

Un volo cupo di corvi bianchi
solca l’aria con torbide fiammate
s’infila
tra le arcate cieche della comprensione
disgrega le distanze interne
fin nelle viscere dell’armonia

Giardini di Babele
dove la danza dei fiori è discontinua

Tra chiaroscuri e tortuose iridescenze
Piume e sassi
Squarci d’amore
interrompono il silenzio

Ma è sempre difficile
scorgere la luce

quel sole che conforta
con promesse docili
anche per un tempo breve
solamente

perché la promessa
è uno scroscio fresco sul mattino
è un guardare avanti
è un carico di stelle sul futuro
è un vivere azzurro che non c’era

nei giardini sospesi di Babele

MA LA DANZA

Il senso della danza
lo capisci danzando
e così è per la vita

Ma la danza
ha chiuso la porta
e si è spezzato un fiore

Nel freddo del vuoto
luci di gelida quiete
è quel che resta
dietro questa porta

La solitudine non basta
a muovere la musica

Bisogna scendere più giù molto più giù
perchè la voce del violino salga
e canti la sua danza

Nella salita
raccoglie parole di triste bellezza
le sue trasparenze…

Suoni d’acqua s’incurvano
Nell’ultimo giardino
anche l’ultima pozzanghera
beve fino all’ultima goccia
il cielo

FOGLIE

Che rumore questo novembre
Che rumore fanno le foglie

Cantano rumore di pietra
Quando cadono in fondo al mare

Foglie grevi
Che strappano la luce dalle aurore

Ma io aspetto adagiata sul fondale
Che giunga l’ora magica dell’oboe
le sue mani di seta
Che accendono richiami
Che placano gli spasmi
di un tempo che non muore

DENTRO LE PALPEBRE

Piango

dentro le palpebre chiuse
il pianto è una nuvola bianca
un po’ sfiorita
che vaga senza vento
sulle mappe delle maree felici

Chissà
in quale deriva dell’anima mia
troverà la sua meta indefinita
la sua luce rinchiusa
dove ammainare la sua vela confusa
l’incanto della sua imperfezione
il suo giardino di parole a bassa voce

Dentro le palpebre chiuse
si sfalda il bianco delle mie rose

Sulla fronte rossa della mia melodia
fremono toni fruscianti dell’aurora
li sento
come materia viva che respira

non piango
e il mare è ai miei piedi e canta
non piango

CONTINUA A CERCARE

Continua a cercare
continua a cercare di raggiunger la distanza
di raggiungere il limite tra il dentro e il fuori
oh mia anima adagiata su questa riva

Continua a cercare
anima che ardi
percorsa dal sacro brivido della creazione
Continua a cercare il tuo sogno divino
Continua a costruire a trasfigurare a inventare
Continua a plasmare nel vento
illusioni e immagini vaghe
che quando pare diventino reali
lasciano orme di cenere soltanto

Su questa riva
la cenere è sublime resto solamente
quando brucia l’edera
che s’infittisce intorno
a spazi ciechi e solitari
e si attorciglia senza scampo
con mani più veloci del destino
intorno a chi poi
scambia l’eternità con ore vuote

Ma continua a cercare
l’anima adagiata sulla riva

Cerca il suo tempio
Cerca il suo riposo
nell’immortalità semantica della parola