Grazia Fassio
le poesie

Grazia Fassio

le poesie

È sabato domani

Andiamo a letto
è sabato domani
ci alziamo se vogliamo
come il giorno frugherà
lenzuola stropicciate
mani gambe allacciate
occhi d’oro sognanti ancora
in pigiami stropicciati
faremo colazione poi
lasceremo fluire il tempo
finché il cielo verrà viola
tra innocue occupazioni
come guardarci negli occhi
ancora.

In pace assisteremo
al sommesso spegnersi
d’un giorno di festa.

Un momento magico

(tre generazioni)

La finestra è occhio sulla sera
dune di panna celano stelle
tenta Marcello d’usare il cannocchiale
per vedere se ride la luna
chiede a papà Ale che è appena giunto
se lo porterà al telescopio di Pino
che fa grande la notte.
Roberto è salito sulla sedia
lo sostengo curioso il naso
appiccicato al vetro
arrotonda i gesti e le parole
e solenne alita un “oh” di meraviglia
all’abete davanti che la luna scontorna.
Apparso in braccio a papà Andrea, a caso
Edoardo intona accordi sulla pianola
con le sue manine di sei mesi solo.

Fuori di luna piena è sera.

Senza far parola
dei miei figli lo sguardo incrocio,
fermo.

Momenti

Della vita rammento i momenti
soltanto

Prova a pensare se dici
ricordo quella volta
è di un momento che parli
di un momento soltanto

Una vita è tanti momenti
soltanto.

Pagani

Altri Ognissanti.

S’indossavano i primi cappotti
della stagione,
nella nebbia rasente le fosse
si faceva il giro dei morti.

Le foto roride sbiadite, i marmi,
pregando piano
mamma ripassava
con la pezza tolta dalla borsetta.

Noi la seguivamo a ruota.
Un tempo.

Ora.

Adesso pensare soffrire è out
meglio andare per mare in boat
carpe diem!
a cercare l’ultimo sole.

E poi elfi camuffati in folli sere
della morte esorcizzare la paura
in un carnevale importato dal west.

Monferrato

Le mie colline hanno dolci fattezze
morbide pezze di terra a vigne
pioppi degradanti sul torrente
prati e stagni ove andavamo
zingare fanciulle a litigare
con altrettanti monelli.

Le mie colline hanno fattorie
con piccole finestre
orlate di mattoni
aie calde di bambini
e nebbia chiara che dai prati sale
negli umidi mattini.

Le mie colline hanno cuore mente
memoria
rammentano i passi che per celia amore
lavoro o guerra le hanno calpestate
ricordano un uomo appeso
a tegole rosse tra spicchi di cielo

che salutava una vita.

Da un antico diario

(in motorino)

La nostra spider fila veloce
lasciando dietro il verde dei prati,
io mi stringo a te felice
il mio cuore dice: amor mio.

Com’è dolce la tua spalla forte
com’è lieto lo sferzar del vento
com’è bella la campagna che corre,
com’è caro il tuo viso che si volta
e mi parla, o mio primo amor.

Sono felice, immensamente felice,
ma la felicità dura un istante, poi passa,
non fermarti amor mio, o tutto si spezza.

Cattive parole

Di pezzi di cuore rapaci
restan le cattive parole
se restano
scatti dall’ira dettati
o sadici eloqui studiati
a ferire

non si dissolvon nell’aria
le parole
ma stanno sulla tua testa
appollaiate,
silenti
sembrano assenti

fino a quando all’appello
non le richiama
l’ultimo scherno
allora le senti le rammenti
e infiniti istanti son trascorsi
anni

tutte insieme vociferano inclementi
mostruose s’aggregano
fanno massa
sghignazzano, folla in piazza
deforme.

Vacanza in barca

Il vento corre
sulla nostra pelle
calda di sole.
Le tue dita
traccian sul mio corpo
vaghi ricami.
L’anello d’acqua
che ci circonda
è il nostro oblio
su cui scivolano
sogni teneramente
avvolti di niente.

Le tue mani

Le mani a giocare sul mio ventre
conoscono i tasti dell’amore
suonano celestiali sinfonie
richiamano carnali appetiti
danzano imperiose onniscienti il ballo
che pure s’insinua nella mente
che interamente ti cattura
e schiava ti fa coscientemente
dolce tortura.

Assoluto

Era blu il mare
oltre il bianco muro
e bianca la vela
solitaria.

Era chiaro il cielo
oltre il blu del mare
immoto in un’alba
senza nubi.

Niente interrompeva lo sguardo
sdraiata
oltre il muro bianco.

Ozio virtuoso

Non ozio padre del vizio
ma ozio come sfizio
appropriamento di tempo
pensieri vagan leggeri
soffi di luce improvvisi
squarci di genio nati
dall’oblio assoluto
ozio virtuoso

mente lavata riceve.

Soltanto il nulla crea.

Non sempre si ha il sole nel cuore

Mi scrisse l’amico censore
non scrivere in bianco e nero
non ti si addice
scrivi a colori

ma il mio film personale
mi tradisce
gira ora in bianco e nero
ho perso i colori

Cantori dell’effimero

Noi poeti, cantori dell’effimero,
d’utopici sogno pittori,
noi, che ci crediamo esperti
in ogni significanza,
incauti a oltranza
percorriamo invero la realtà
con piedi di vetro
all’eterna ricerca di fole
e parole parole…
o forse d’una… parvenza di vita?

Vitae nequitia

Ballo sballo la vita
palco ove un attimo
siamo attori comparse
fosche maschere o giullari
immensa festa o tragedia
d’una commedia senza senso.