Innocenza Scerrotta Samà
le poesie

Innocenza Scerrotta Samà

le poesie

Itaca

L’approdo sull’Itaca sognata
è la morte d’Argo e di Laerte,
la strage dei Proci,
la reggia depredata.
Sull’Itaca sognata
Ulisse, mendico sconosciuto.
Israele senza quiete d’asilo.

Caos

Caos, caos
Misterioso, oscuro
come il cielo senza luna
e brivido di stelle.
Per l’universo vai con occhi d’Argo
e mano di folgore.
Colpisci, disintegri
mondi stupidi e muti.
Come foglie d’autunno,
tristemente aggruppate
per morire insieme,
raccogli i resti sul nudo del tuo seno.
Un brivido bianco
sul palpito dell’onda.
Nuova innocenza, nuovo amore.
Baciato d’alba il nudo del tuo seno,
il brivido bianco sulla pelle nuda,
la mia pelle nuda.
Dal tuo seno le Esperidi
radiose di pomi.
Caos, caos
ho sete e paura,
(Sibila il vento
su bianca, ardita nudità di voce)
sete e paura,
(Crollano muri)
paura sulla via deserta
sete e paura,
paura di chiamarti Dio.

more di gelso

Come rubini
si offrono al mio sguardo,
dolci e succose
alla mia sete.

Un turbamento dal mitico ricordo.

Quel giorno divennero vermiglie
col sangue, di Tisbe e Priamo, innocente.

Non voltarti

Non voltarti indietro.
Siamo il tempo
nel fiume e nel vento,
lampo d’un vasto mistero.
Non solca universi
l’immobile volto,
il muro del pianto
senza rami d’ulivo,
la parola nel sarcasmo dell’essere
senza lampi di sfida.
Guizza Pegaso
dal sangue di Medusa.

Tra i rovi del dubbio

Senza voce parlano i silenzi,
senza voce, nel patio abbandonato,
i frammenti dell’angelo caduto.
Furono palpiti di vita
o, sempre, marmoree forme?
C’incontrammo, c’incontriamo,
c’incontreremo, ancora,
dismemori e mutevoli,
nel cerchio ossessivo del ritorno
o siamo incrociate dissolvenze
senza prima né poi, protesi all’assoluto
che in parvenza di luce si nasconde
sotto parvenza d’ombra?
Tra i rovi del dubbio
desidero e temo l’infinito.
L’infinito non concede ritorni.
Inganna Orfeo
col desiderio ardente d’Euridice.

Cupo silenzio

Cupo silenzio
sul figlio crocifisso,
sul kamikaze, quasi fanciullo
vittima d’oscuri sacrifici,
sul giovane semita nel delirio del fuoco.
Al pianto della madre
rispondono le spine,
bibliche scene di strazio e di morte
bocche fameliche d’acqua e di pane.
La terra dei padri
è un’epopea di fuga
con turbine di vento ad ogni sponda
quel “seguir virtute e conoscenza”
su bocca fraudolenta semina inganni,
nuova odissea per ogni vinto.
Libertà – Libertà
sul filo spinato crocefissa.

Eri il fratello

Non eri il nemico
con occhi sbarrati
sul cielo del Golfo.
Eri il fratello
disteso sull’arida sabbia.
A lungo ti chiesi perdono
fra lampi e fragori di guerra,
ti strinsi al mio petto
fra gridi di morte.
Un breve sorriso tremò sul tuo labbro
Innocente.

La piccola lucerna

Cammino pensierosa nella notte.
La paura del vento mi accompagna:
quello improvviso
che devasta i fiori,
strappa le foglie
con alito di ghiaccio.
Accosto al cuore la piccola lucerna
e la proteggo con devota mano.

Nel buio

Nel buio che s’azzurra
l’eco festosa del tuo riso.
Gli occhi brillano sull’ovale di giglio,
i capelli al vento della gioia.
Persa nel tuo sguardo
la parola tace.
Non osa sfiorarti il mio respiro.
Diventi il bacio del sole sulla mano,
la timida viola dentro il vaso,
il prato, dove l’anima con te,
figlia riposa.

Libertà

Libertà – Libertà.
S’arrossano i vessilli,
impazzano i tamburi,
nuovi steccati di menzogne,
d’odio, di paura.
L’albatro s’impiglia nell’antenna,
s’agita e cade.

Rione Sant’Angelo

Giorno d’agosto.
Rione Sant’Angelo è deserto.
Muta la chiesa, secca la fontana.
Sulla cima del sogno
svetta il campanile,
palpita dell’acqua lo zampillo
nel cavo delle mani antiche
e intenerisce il labbro.
Calabroni volano ronzando
nella conca di pietra.
Un cane fruga nei rifiuti.

Sui vetri

Sui vetri appannati d’un balcone,
un bimbo disegna il sole
con tanta tenerezza.
Uno dei raggi tocca, quasi, terra.
La radio parla di morti
a colpi di lupara.
Sul vetro rimane il lungo raggio
quale ferita aperta nella nebbia.

La falce della luna

Ci rapiva la falce della luna
crescente di baci sulle nostre labbra.
Nel silenzio dell’orto
colsi lo stupore dell’inizio,
negli occhi tuoi la gioia
danzando, bianchi di luna,
sulle spiagge che videro sirene
e pesci in amore.
Un deserto di sabbia ci cattura
con inganno sottile.
Luna rossa, stanotte, sopra il mare.

Tuffate in Arno

Tuffate in Arno
ondeggiano le case.
Silenzio nell’umido mattino.
Giunge all’orecchio
un battito sommerso.
La scia dello sguardo si dilegua
con un battito d’acqua
oltre l’antico ponte.

Finestre illuminate

Finestre illuminate
frantumano con occhi di topazio
il buio della sera.
La sera accarezza i vetri
con farfalle di neve.
Tu, perso nel giro di faville e fumo,
non vedi questa bianca danza
posarsi lieve sopra il davanzale.