Agostino Gandolfi
le poesie

Agostino Gandolfi

le poesie

Da un dolore all’altro

Si passa da un dolore all’altro
Con l’abilità viva d’un virtuoso.
È bene così, perché non si piange:
Non c’è neppur il tempo di pensarci.
La morte sembra perfino stupida,
Non riflette su di sé pensandosi:
Non ricordata, è tollerabile.

15 febbraio 2008

Descrivere niente

M’è toccato di descrivere niente:
Non posso capire il mio intimo
Essendoci un vuoto di coscienza.
Impossibilitato ad avere,
Non ho il senso dei miei diritti.
Mi sento come perso tra me e Dio,
Vado a spasso senza sensazioni.
Il mio Io si perde nell’Assoluto
E l’anima si liquefa nel vuoto:
M’annullo nell’Ipersensibilità.

6 febbraio 2008

Dio ce lo sogniamo così

È colore del sonno il nostro Dio
Ma noi ce lo sogniamo infinito.
È per questo che egli è supremo:
Corrisponde al nostro desiderio.
Un cavallo non osa sognarlo così:
Ma ha una gran misura di pietà.
Vuol dire che Dio è davvero così,
Del resto, è proprio lui che l’ha fatto.

9 febbraio 2008

Partita senza fine

Non c’è porta segreta per sparire,
Si sta in scena sino alla fine,
Il caso ti afferra per il naso,
I sentieri son scomparsi da tempo,
Il luogo è lo stesso del principio,
Nulla è purificato dal fuoco,
L’acqua è marcita dentro i pozzi,
Il sole è nascosto dalle nubi.

13 febbraio 2008

Un pallido Signore

È venuto un pallido Signore
Ma io ho capito che ti cercava
Solo per regalarti il Silenzio:
Quello santissimo di chi sopporta,
Tutto sopporta come fosse Legge.
Ché la Parola è già stata detta,
Ed è già entrata nelle coscienze.

2 febbraio 2008

Anni acquatici

Gli anni sono diventati acquatici,
Sono come acquitrini che non tengono,
Soggiornano alquanto l’uno dentro l’altro
E non hanno alcuna struttura compatta.
Si confonde al ricordo un vento diaccio,
La vita che si conduce è quella buia,
Fattasi presto domanda appiccicosa.
Gli ieri sono delle nenie affogata,
Non si sa proprio da dove, non si sa da chi.
Sono scomparsi tutti i gusti del sonno:
Uno si risveglia presto per un nonnulla,
Per restare tante ore sghembo sul letto.
Si resta lì, a fare dei conti randagi.

5 febbraio 2008

Fine inverno

Pigola un silenzio nuovissimo
Lungo la sera di fine inverno.

Pare l’amor di specchio che consola
E ce lo godiamo quasi pregando.

Sembrano le tenui fusa del cielo
Che ispirano un gatto divino.

La voglia continua fin al mattino
E anche dopo si resta fatati.

20 dicembre 2007

L’estate fu breve

Come mai l’estate fu così breve?
Noi si copiavano i fiori belli
E si tingeva la sera di rosa.
Ci sentivamo di moda col sole
E ignoravamo tutte le foschie.
C’era un’atmosfera naturale
Con meridiane di fiaba per sfondo.
Si giocava a stare in convento
Protetto da un’ombra di frassini
Per sentirsi freschi spiritualmente.
Il tempo passava con velocità,
Ci portava di colpo a settembre.

22 dicembre 2007

Uccisione del padre

Spendere fin all’ultimo soldo la fede
Dopodiché c’è un rimorso colpevole
Come del figlio che ha tradito il Padre.
Come visitare la tomba d’un Dio noto
Dopo averlo maltrattato e ucciso.
Così non si vede più il Dio che ci nutre:
Eravamo suoi, adesso di nessuno,
Come se il Cielo ci avesse distolto
Dalla nostra adorazione infinita,
E noi facessimo senza il suo sibilo
Che ci orientava sulla contrada santa.

26 dicembre 2007

Il passato ha una stoffa regale

Il passato ha una stoffa regale
Sebbene sia fatto d’un’aria di cielo:
Chissà da quale festa esso derivò,
Di certo trasfigurata dall’anima.
Per quanto si giochi, non s’ottiene niente:
Ci dev’essere un calcolo di vento
Forse sacro e birichino insieme;
Fors’è celeste contro la sua volontà.
Poi si scivola nell’aria d’una stanza
Che è per sua natura fotografia.
Si scatta da sé una foto di neve
Che subito sembra la casa di fata
La quale si trova lì per proprio talento.
La sposa che tutti vogliono avere
Danza con brio dal passato al presente.

17 dicembre 2007

L’attesa assurda

C’è il solito buio nella tomba,
Intanto mi attacco al suo nulla:
Il mio cuore vorrebbe ribattere
Perché questa scena è drammatica.
E si capisce bene la cenere
Ma non si sa dove resta l’anima.
Forse vorrebbe dormirle accanto,
Passare insieme a lei l’Eterno
Senza fingere l’attesa assurda.

18 dicembre 2007

L’idea guizza

L’idea guizza a titolo personale,
Si scalmana a piangere, a ridere,
Come se pure qualcosa dimostrasse:
Invece è solo passione bizzarra,
Un titolo di forza dello spirito.
E poi finisce per diventare gioco,
Una capziosa analisi del reale,
Ripagata solamente da se stessa.

19 dicembre 2007

Contengo un cielo drammatico

Sono fragile, eppure enorme:
Io contengo un cielo drammatico
Che fa tremare anche la speranza.
Intorno, tutt’è calcolo preciso
E le distanze sono vicinanze
Tanto che noi ci moriamo dentro.
Le spighe nei campi sono il pane,
I papaveri son i lucidi sogni
Per far tripudiare il dopo-pranzo.
Poi i cavalli ci porteranno via.

14 dicembre 2007

Sgomento al sole

Lo sgomento in un giorno di sole
Direi che colpisce tutto il Cosmo:
Sei flusso nel cielo, ma non lo senti,
La luce fa l’effetto d’un disastro.
L’anima sembra livida di botte,
Non capisce la distesa del mare
Mentre il sole pare assorbirlo.
Così la baia s’è rimpicciolita,
Ha perso il suo fulgore solare
Quasi che la pena la ristagnasse.
Il sole si presenta desolato,
Si mostra come macchia quasi cieca.

16 dicembre 2007

Il tocco del mio gatto

Copierò la sera un’altra volta:
A me sembra di stingere un’idea.
Ci vorrebbe piena luce solare
Pur d’afferrare bene la mia voglia.
Ormai sono giunto alla penombra
Mentre i sensi si sono distratti.
Il tocco del mio gatto è migliore
Per prendere le cose con passione:
Egli è prensile anche di notte.

13 dicembre 2007

Rumore enfatico

Proprio non so che cosa convenga dire
A quelli che descrivono il silenzio
Come se lo udissero esprimersi.

Eppure talvolta ha un sottofondo,
Un rumore dovrei dire enfatico
Che supera le nostre aspettative.

Sembra quasi che il Paradiso parli,
Ombra per ombra, stupore per stupore,
Mentre la luce piano piano affonda. 

12 dicembre 2007