Pensieri acerbi - a volte futili a volte grevi -

di Gaetano Alessi - Collana I Frombolieri - Genesi febbraio 2010 - edito con il contributo della Fondazione CRT di Torino

GAETANO ALESSI
è nato a Cianciana nel 1922. In guerra ha combattuto in Grecia, Albania e nel Mar Egeo; subì la deportazione in Germania. Dopo la liberazione si arruolò nella polizia e dal 1950 risiede a Torino; ha due figli e cinque nipoti; è cavaliere della Repubblica. In poesia ha pubblicato C’era una volta un uomo, Nuovi Autori, Milano 1995; Con occhi di fanciullo, Lorenzo, Torino 1997; Cianciana sotto le stelle, prefazione di Mario Re, Città di Cianciana 2000.

Autore prolifico di poesie, haiku, massime, aforismi, raccolti in brogliacci inediti conservati presso la Biblioteca Civica di Cianciana. Anche in narrativa ha preparato dei volumi tuttora inediti: Tasselli, silloge di racconti, riflessioni e fiabe; Post mortem, romanzo. Sta lavorando a un romanzo in chiave diaristica ed etica.

Ha collaborato a numerose riviste e ha ottenuto molti riconoscimenti letterari, tra cui Premio Rosario Piccolo, Tigullio Bacherontius, Il Melozzo, La Sicula Atenae, il Città di Torino, il Cesare Pavese di Chiusa Pesio, il Marco Tanzi di San Mauro a Signa, il Salvatore Quasimodo di Palazzolo Acreide; l’Accademia Ferdinandea di Catania ed altri ancora.

È già apparso sulla rivista Vernice con la pubblicazione di alcuni racconti. 

COMMENTO CRITICO
Tutta la poesia di Tano è percorsa da un fremito che funziona come una corrente bipolare e binaria: un polo è l’incantamento e il secondo polo è l’indignazione. Il poeta è incantato per tutto ciò che è armonia, ordine, colore, musica, bellezza, giustizia e bontà, ed è indignato per tutto ciò che è caos, grigiore, disarmonia, orrore, ingiustizia e violenza. La bipolarità di Alessi è riproposta anche in termini geografici, infatti il suo cuore per metà batte per la patria nativa, la Sicilia, l’isola più grande e più bella di tutto il mare Mediterraneo (sia detto con buona pace dei Sardi, che abitano un’isola di pari bellezza, ma seconda per dimensione). Ma il suo cuore batte di altrettanto amore per il Piemonte e in particolare per Torino, che è divenuta la sua patria di adozione.

Sandro Gros-Pietro

ESTRATTO:

MAFIA E MAFIOSO
Se essere mafioso vuol dire
usar la forza in aiuto dei deboli
orbene mi sentirei mafioso.
Se essere mafioso vuol dire
sostituirsi all’inesistente giustizia
orbene sarei anch’io un mafioso.
Se mafioso è colui il quale
apre la porta all’infreddolito
ebbene anch’io aprirei quella porta.
Ma se essere mafioso vuol dire
operare nel sopruso e nel ricatto
ebbene odierei per sempre
quel maledetto mafioso.
Se esser mafioso vuol dire
farla in barba alle leggi
e ostacolare la pacifica convivenza
dei probi e onesti cittadini
ebbene mando al diavolo quel mafioso.
Se mafioso è colui il quale
se ne sta a sghignazzare o godere
del calpestio di un derelitto
orbene “ammazzerei” quel lurido mafioso.
E per concludere mi domando:
se la mafia trova connivenza
là negli uffici pubblici o là
ove palese è la noncuranza dello Stato
beh lascio ad altri il pertinente
doveroso spassionato giudizio.
In questo caso mi si vuol dire però
chi è e dove si nasconde il mafioso?
Quando dove e come potrebbe sconfiggersi
la cancrena prodotta dalla mafia?

PRIMAVERA
In questo finir d’aprile
contemplandoti vado
oggetto del creato
e più ti scruto
più Gli sono grato.
Ovunque bei colori noto,
come il verdeggiar
dell’erbe e delle foglie;
alcuni sfavillanti come
il rosso delle rose profumate
e dell’agreste papavero.
Vedo il mite giallo delle ginestre
il biancheggiar dei meli
e dei ciliegi in fiori;
scopro tutti i colori
della natura ridesta
che ognor si manifesta.
Grazie oh Creatore
per la facoltà elargitami
e per l’acutezza concessami
dell’averTi ancor quest’oggi osservato.

1997

TORINO CITTÀ SILENTE

Di te città silente
innamorato mi sono.
Quando in te venni
ancora non ti conoscevo
eppure, sappilo, tanto ti adoravo.
Ti adoro tanto che di mia scelta di venirci volli.
Contento fui allora
quando sul tuo suolo i piedi miei posai;
contento sono ancora
e quando bene ti voglio tu lo sai.
Ma com’io posso di te cantare
Augusta Taurinorum sinceramente ignoro
perché inetto mi sento al tuo cospetto.
Tu, incoronata di colli e di bei monti,
tanta mestizia alla tua gente infondi.
Tu i figli tuoi contenti ad oprar stimoli
ed armonia feconda ad essi rendi.
Cinta sei da nobili colline, per contorno
hai la catena alpina che ti gira intorno,
il lungo grande fiume che ti bagna;
tu racchiudi i tuoi tesori in una pigna.
Io in te ilaremente vivo
e in te ridente tanto mi delizio.
Ma tu ascoltarmi devi, Torino,
e a me conceder, pur se piccolo, uno spazio
perché lodarti voglio a modo mio.
Fa ch’io lo possa, lo spero:
e tu città cara saper devi
quanto grande per te è l’amor mio,
questo amore che, per te, è veramente sincero.

31 dicembre 1995

IL MERLO E IL GRILLO CANTERINO

Varrò pure qualcosa
disse un giorno
il grillo canterino al merlo
che si apprestava a beccarlo
perché non aveva
più voglia di sentirlo.
Chi mi ha creato
così ha certamente voluto
ch’io facessi ed ora tu
di me scempio vuoi fare?
Ecco, sì! Certo ne sono
che tu varrai qualcosa,
rispose al grillo
il famelico merlo.
Proprio per questo
io ti beccherò all’istante
perché mangiandoti
tu sarai valso almeno a me
com’io ad altri, probabilmente,
la vita mia cedere dovrò.
Detto e fatto; all’improvviso
una beccata gli mollò.

23 settembre 1997

IL LOMBRICO
Si erano quasi tutti spaventati
i ragazzi che giocavano nel prato
vedendolo così di storto andare.
Lo guardarono bene
ma non capirono che fosse
né cosa in realtà facesse.
Le estremità della linea anulata
continuavano a muoversi con ordine:
una, poggiandosi, faceva leva
mentre l’altra avanti procedeva.
Il suo contrarsi, agli occhi dei fanciulli,
sembrava inverosimile, strano,
perché, andando lentamente,
un mostriciattolo sembrava;
senza struttura ossea era
per cui, certamente,
serpentello esser non poteva.
Poi, inaspettato, sul posto
un uomo sopraggiunse
che spiegò loro di che si trattava.
È questo un verme buono,
egli disse, un lombrico
utile assai alla natura.
Scava la terra mangiando
e il suo apparato digerente
rende ogni sostanza degradabile.
Di conseguenza d’esso
non dovete aver paura
ch’esso è davvero nobil creatura.

23 ottobre 1997