Autore : Elio Andriuoli - inserita il 30/11/09

È un terso mattino di luglio.
Con un brivido allungo le braccia
nella frescura di un lampeggiante mare.
Mi abbandono al tonificante contatto dell’onda.
Esploro con la maschera verdi fondali,
ove una moltitudine variopinta di pesci
veloce guizza tra scoglio e scoglio.
Mi affascina quella molteplice vita
che avverto legata alle origini
vergini ancora del mondo.
Seguo l’umbratile tremore dell’alghe,
il riflesso del sole che giunge dalla superficie
a rivelare le meraviglie di un continente sommerso.
Mi assale una gioia segreta, da tempo ignorata.
Vale per un attimo come questo l’esistere?
Allungo ancora le braccia. Una folla
di pensieri m’investe. Un granchio
tenta la scalata di una scabra parete.
Un volto sconosciuto s’affaccia e scompare.
A chiazze le onde si specchiano
sulla sabbia fina,
oscillano appena leggere.

Ancora avanzo nelle acque terse di una baia
perduta in un paese senza età.
Mi sfiorano improvvisi pensieri:
se ad un tratto tra le onde una frontiera si aprisse?
se mi fosse dischiuso all’improvviso
l’accesso ad un’altra dimensione?

È un terso mattino estivo.
Il mare è calmo come un capovolto cielo.
Ipotesi remota è la morte.

Lentamente avanzo nell’acqua che pare immobile,
ove uno sciacquio appena s’ode.

Mi sfiorano freschi pensieri.
Sono forse tornato alle origini
remote del mondo.
Forse da qui
tutto può ancora ricominciare.

Allungo le braccia nell’acqua chiara.
Ondeggiano lievi i fondali
con il loro fluttuante verde.
Nel mezzo del cielo
si è arrestato il sole.
Non nascono voci.
Soltanto una barca, arresa ed inerme,
affiora, libera e lieve
dallo spazio remoto
dell’immensità
in cui si perde.

Lente
muove le ali un gabbiano.