poesie

i quattro elementi – sogno contadino –

Autore : Carlo Alfonso Maria Burdet - inserita il 29/11/09

per Giovanni Bardessono mio cugino e
primo stampatore dei miei scritti

le dita scrivono versi nell’acqua
in un gesto semplicissimo
come gioco di un bambino
non ancora compromesso

a passi pesanti sotto il sole
formiconi su due zampe
lasciamo le nostre tracce sulla terra

e il vento soffia, minaccia
le foglie tremano senza scomporsi
il vento entra dappertutto

ho acceso la pipa e siedo di fianco al fuoco
la fiamma mi divora
i tizzoni sono cenere nella storia del mondo

tranquilli ozi dopo pranzo al dì di festa
di là dei vetri il sole infuoca il volto
tre colpi il pendolo ribatte
silenzio
appesi alle pareti antichi volti di famiglia
guardano un davanti a sé che non è mio
sulla stufa la marmitta d’acqua ribolle
i mobili incerati godono il tepore di febbraio
solo
sfoglio carte e penso
ho lasciato ricrescere la barba
mi sento stanco ma sono ritornato
chissà cosa guardano davanti a sé
dalle pareti
questi signori grigi coi volti semplici e fieri

il gatto vuole uscire e guarda impaziente
la porta
stanotte il vento ha fischiato a lungo
e il cane del vicino era nervoso alla catena
ma aspetta
svuotando il fornello annerito alla mia pipa
sorrido innocentato
le mie mani sono rosse e la polvere nera
le sporca
domani
domani vedrò di farlo
lentamente ripongo queste carte
ripiegate meticolosamente tante volte
il gatto è uscito
il pendolo sembra affaticato
la mia mano non sta ferma
disegno tra la cenere col fiammifero spento
bel giorno per essere già febbraio!
ma la notte ancora fredda mi stringe
tra i lenzuoli
il pendolo adesso corre di nuovo
febbraio è quasi primavera ma là è mezzanotte
ci sono ancora tanti ghiaccioli
e al mattino c’è sempre tanta brina e il gatto ritorna

Brasília, 20.02.1981