poesie

Preghiera (a Zio Gianni)

Autore : Francesco Clausi-Schettini - inserita il 29/11/09

Nell’aria quasi lasca

la preghiera

s’inerpica a volte

il mio cammino.

Essenziale il tramonto,

forse l’ora

d’immergersi in un mondo

dislagare

e attendo nella mente

che non deve.

Bologna, 13 luglio 2006
Caro Zio Gianni,
è da poco che ho appreso
che alle otto di sera hai spento la luce.
C’era forse il tramonto, posso dunque dire mi senti
che quando scrivo è trasporto, se abbia senso non so.
Eri stanco, t’ho visto, le graffiate parole

solo moglie devota vicino capisce

nel lento t’uscivano, il discorso nel chiaro.
E in quel pomeriggio un po’ perso son stato,

il sole in penombra, nel rispettoso silenzio

nell’ansa di frase che ho pensato malata.
Ora più non avrò chi m’insegna col legno

in quel grande meccano che a volte è la vita

e a levigare con sapiente pazienza,
smussando la fattura imprecisa, la fretta che scarso
come rumore di fondo infastidisce lo sguardo
e il meticoloso artigiano rifiuta nel tutto,
per chi proprio preciso fu nel voto e parete
dove tutti gli utensili sono esibiti in attesa
appalesando stanchezza del sovrumano ch’è stato.
Ma crede il ricordo, io ce l’ho nel mio dentro,

tu, Machiavelli, Catanzaro, tua Madre,
in quel dremel che fuse nel numerato raddoppio
e le scale, ma quante, proprietà di Sanciona
un’Ancona senza sole dove il vigile è all’erta
il topo di naso che scherzavi Stefania
il camping a Fiuggi, in Calabria quel mare
il prosciutto salato, nella tanica l’acqua
e nel braccio lussato fu ben forte quel grido
nella Praia dei Cinque, ma di numero quattro
la mia maschera senza ho imparato a nuotare
un piatto di pasta dal caffè troppo forte
e di Dino quell’isola, le faticose bracciate
la Signora “Maprovo” svaligiava dispensa
mentre lo Schnautzer gigante proteggeva la Lilli
e a Soverato gli aranci, prima dei topi volanti
la barca d’amici un po’ troppo veloce
la tenda in Sicilia, e la pioggia dissente
a Zocca tigelle, un picnic in Emilia ……

una poesia, protostoria di quel che scrivo, qui ora,

mi fu carpita nascosto da quel cugino d’Egidio
[c’era un bagno segreto in cui vietato era entrare]

Ma forse è lontano, è un fuggire da ora

e ti parlo e dialogo concitato nel mentre
cammini lontano abbandonata la fretta
ed attraversi in un mondo che ancora non so,
né poi tu mi guardi, sguardo fisso a parete
o non m’hai sentito, sono arrivato, Zio, son qui.

Con grande pazienza, qui ce ne vuole sì tanta,
io cerco pensare dirti qualcosa che valga
per non annoiarti che hai da fare importanti,
forse è quello il motivo, è concentrato il pensiero.
Io solo ti prego se hai tempo ogni tanto
se vo aggiustando nella casa qualcosa
col trapano buco, o tagliando nel legno
prima che danno sia fatto, abbi pazienza con me
e la tua mano mi guidi, stammi ancora un po’ accanto
voglio certo imparare
quel che non m’hai detto in passato.

Sono di subito fuori che mi soffoca il pianto
cammino nell’aria calda di fuoco
e dal gelataio nella brioche il ripieno
la ordino pronto e me la voglio mangiare.

La mangio e quel morso lo dedico a Te.

Bologna, 15 luglio 2006, ore 22.05

Franz