poesie

qui e là – gozzaniana –

Autore : Carlo Alfonso Maria Burdet - inserita il 29/11/09

per Silvio Gozzano

riarsa dal vento la terra
si straccia
si sgretola
invecchia
e al soffondersi fresco della notte
nasce forse una speranza
che non è di qua.
progettare scie di lumache
vivere dentro gusci d’uovo
perché
grattando le particole secche
milioni d’insetti mostruosi
celebrano la festa
“questo è un paese dove le lucertole
camminano diritte”
lentamente il tempo si dipana
e tra la luna e il sole una stagione sola
ma quando cadrà la pioggia
le perle liquide sulla pelle
mescoleranno il mio sudore
il secco rinsecchirà la terra
e sarà un anno di nuovo
e io più vecchio un anno
ancora qua?
l’acqua che scorre il tempo
qua lascia trapelare
il feudalesimo del termitaio
e se le lucertole avanzano col capo erto
è perché anche loro sono diverse
tutto il giorno il sole ormai da tanti giorni
arso
mi lascio cullare
c’è un canto non so dove
un canto lontano chissà
un luogo a me vicino però
dove la fonte getta acqua gelata
pochi mesi all’anno
e pochi giorni il sole si specchia là
sembra un canto di fate
e sotto il ghiaccio una goccia a stento cresce
c’è una scala dorata che passa
tra le tavole del tetto
e mille grani di polvere cadono
ricadono
dove vanno?
c’è un tempo che il bosco si veste di foglie
verdi
e un tempo che le foglie cadono gialle
e c’è tempo per coprire le foglie di bianco
e vederle rinascere in alto
c’è uno spazio piccolino
che il cuore pulsa forte forte
e il grano sotto terra rinasce
c’è un tempo tutto suo e segna
l’ore sul muro corroso
c’è una stanza che a andarci
si rinasce col vuoto ripieno di passato
tutto è dov’era
tutto è com’era
e a primavera aprendo le finestre
inebria la mistura del sole
col senso di chiuso
laggiù.
c’è una cosa che a portarla qua
si perde e si confonde
sono i toccari delle cose
che passano di mano
di mano in mano
di tempo in tempo
c’è un tempo infine che scorre
scandito dal tocco sordo del pendolo
è un tempo cadenzato
il vento il tempo
il vento che scioglie la brina
il vento che accarezza il germoglio
il vento che bacia il fiore
il vento che matura il frutto
il vento che spoglia
c’è una rugiada che ristora
c’è una brina che ricama
c’è una luna in equilibrio
e passa il tempo
il tempo anche là
c’è una fetta di terra
una fettina
che pare una torta gigante
che quando l’autunno tinge di rosso la vite
sembra che canti
e muore sotto il gelo pian pianino
muore?
non muore si ricama di bianco
c’è poi sulla torta di mattina
là verso Pasqua
chissà anche prima
uno scherzo come di campanelli teneri
verdi che quei rami brutti e secchi riveste
è un sarto accorto
o una cliente esigente
e il sarto veste e aumenta
aumenta o come aumenta le foglie!
poi il sole burlone si sbizzarrisce
e riempie di ciondoli molli
che paiono cristalli man mano
più simili a perle
e questi collari bizzarri opachi rilustri
macchiati
crescono e arrossano per farsi più scuri
ma la storia si ripete
ed è vino che giace di sotto le perle passate
c’è un vecchio secchio
quanto ha cantato!
salendo e scendendo nel pozzo
asciutto bagnato
asciutto
quanto tempo è passato!
ma lui è sempre lì
e ne ha viste passare vicino
di scope che han perso i capelli
ridotte a vecchi bastoni
di piatti, bicchieri a dozzine
andati tutti come i padroni
cantando scherzando monelli
soffiando soffiando vecchioni
vecchioni oppure vecchiotti
oppure ragazzi maturi? per lui son tutti
rotti.
il secchio a riposo domanda
ma ecco riapre la casa
la mano diversa lo prende
e altra acqua lo riempie
e passano i giorni
e le cose…
le cose rimangono lì
più tristi a mattina e a sera
più gaie di giorno
ma sempre con una cornice
una cornice diversa
di ombra tutto intorno
e se questa cornice parlasse
direbbe che il giorno bevone
direbbe che il sole burlone
lo fanno per dispetto a non lasciare l’oggetto
là dove sarebbe più netto… smetto
la rima ricorda parole
e le parole vicine
salgono a cose laggiù
c’è un cuore che batte
batte forte… sei tu?
no! oggi son io
che piccolino mi avvolgo contro il tuo petto
e voglio tornare bambino
ti voglio portare laggiù
laggiù dove? lontano
là dove il camino ancora tutto nero
aspetta che Cenerentola ritorni dal ballo
per prendersi cura della pentola
fin dal canto del gallo
si fa bel dire ma sarebbe morire
non pensare al gatto
a quel sole che entra nascosto
dal tetto… un vero delitto
non è… perché io ho te

Brasília, 31.08.1981