Autore : Giorgio Bárberi Squarotti - inserita il 29/11/09

Vide o credette di vedere un tenero
lago di fronde lievi e di precari
venti, un casa rossa, appena schiuse
le finestre dorate, alte, i pinnacoli
argentati; e dall’acqua pesci uscivano
con grosse bocche per ira o ironia,
e le tante ragazze che guardavano
dalla riva e dai bar vuoti, ansiose
e indifferenti, gli abiti stracciati
un poco o solo abbassati sul corpo
fragile e caldo, e una si allontanava
fra i cespugli, dubbiosa se celarsi
o spogliarsi per scendere nel tremito
di una polla giocosa, nuda e timida:
ecco il luogo che non esiste, fatto
di frammenti confusi, forse solo
scritti su qualche foglio, appunti d’altra
età, d’altre persone lì passate
per un istante mentre forse un’immagine
attraversa di corsa il tempo esile
che esiste, se pure c’è per me,
verso il tram per raggiungere la vita
o il salute del cuore fuggitivo:
oh l’infinito spazio e inesistente,
che è più vero del vero e più del sogno
della morte e dell’alba.

Firenze, 18 marzo 2001