Brandisio Andolfi

Ritratto di Brandisio Andolfi

Accademico

nasce a Casale di Carniola nel 1931; fin da bambino vive a Sessa Aurunca, sua patria culturale per un quarantennio, poi si trasferisce a Caserta dove risiede.

Laureatosi in Lettere Moderne a Napoli è stato docente nelle scuole superiori. Poeta, scrittore e saggista ha pubblicato dodici libri di poesie: Riflusso, 1985; Nel mio tempo, 1986; Oltre la vita e la memoria, 1988; Ai limiti del silenzio, 1990; Sulla fuga del tempo, 1991; La voce dei giorni, 1992; Aprire la finestra, 1993; Come zampilla l’acqua, 1995; Il diario della sera, 1996; Alberi curvi d’acqua, 1997; Il mondo è la parola, 1998; Dentro la tua presenza, 1999. In campo critico si ricordano i saggi su Vincenzo Rossi, Gaetano Andrisani e Rudy de Cadaval.

Sulla sua produzione letteraria e poetica è stato scritto da Antonio Crecchia il saggio La dimensione estetica di Brandisio Andolfi tra poesia e critica. Come storico ha pubblicato Muzio Attendolo Sforza. Un condottiero alla Corte di Giovanna II di Napoli, 2001; I luoghi della memoria, Sessa Aurunca 1930-1970. È presente in antologie e studi critici autorevoli.

COMMENTO CRITICO: 

La poesia di Brandisio Andolfi assume le forme di un dire colloquiale posato ed autorevole, per lo più ispirato da un’attività intensa e meditativa di contemplazione dello spettacolo naturale del creato con una spontanea sensibilità a percepire i segni del divino e l’indicazione di un approdo ultraterreno offerto come possibilità di definitiva comprensione del vero e del giusto a tutti gli uomini di buona volontà.

Temi principali d’ispirazione poetica sono l’eros verso la donna amata, che assume accenti di delicato e sensuale corteggiamento ed appagamento della carne e dello spirito; il canto idilliaco, ma venato di endemica malinconia, dedicato alla natura e in particolare agli uccelli, creature libere del cielo; l’amore verso i giovani e l’apprensione per la loro fragilità ed insofferenza; l’evocazione di scene della civiltà contadina, appartenenti alla stagione dell’infanzia e della fanciullezza del poeta; la struggente nostalgia per l’irreparabile decorrere del tempo e per l’effimero e il caduco della vita; la celebrazione di località e di paesaggi per lo più umbri, laziali e campani, a cui si aggiungono descrizioni di marine lungo la costa tirrenica ed intensi rappresentazioni di località raggiunte per viaggi episodici od occasionali, in cui sempre la descrizione è fatta per unire e per cementare in uno l’aspetto naturale con l’intervento dell’uomo, talvolta scellerato e distruttore, talvolta portatore di arte e di cultura; l’invocazione alla pace e al bando definitivo della guerra dalla civiltà degli uomini, con l’esercizio della memoria rivolta a fermare l’orrore di tutte le violenze dell’uomo sull’uomo come monito per il futuro.

Il verseggio libero ed affrancato da ogni orpello ornamentale è contenuto nel rigore di una misura interiore di decoro, ispirata ad un canone di suasività onesta e conversevole e ad un uso erudito ma mai enfatico del ricco lessico poetico da lui posseduto.

Sandro Gros-Pietro


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