Carlo Alfonso Maria Burdet

Ritratto di Carlo Alfonso Maria Burdet

Accademico

è nato a To rino nel 1949, nel 1974 si è laureato con lode in architettura al Politec nico di Torino con Roberto Gabetti. Ha soggior nato in Brasile tra il 1977 e il 1985.

Tra 1965 e 1985 svolge attività artistica soprattutto in campo grafico riscuotendo i consensi critici, tra gli altri, di Luigi Carluccio, Cesare Roccati, Adalberto Rossi e Salvatore Amedeo Zagone. Sempre nel 1965 comincia a scrivere e, nel 2004, pubblica la sua prima raccolta di poesie croquis et divertissements, un anno di composizioni, scritte nel 2002; nel 2005, a Torino, viene segnalato dalla Giuria al 1° Premio di Poesia Emilio Gay e nel 2008, a Empoli (Firenze), con una silloge inedita di quattordici Saudades è finalista al Premio Ibiskos 2008.

Negli anni sessanta inizia pure i suoi studi storici dedicando parecchia attenzione allo studio delle genealogie e negli ultimi anni si è impegnato in appro fondimenti storici-genealogici sulla famiglia del poeta Guido Gozzano, di futura pubblicazione.

Come storico ha fatto ri cerche in archivi e bi blioteche di diversi paesi d’Europa e del Brasile, tra cui la Biblioteca Apostolica Vaticana e gli archivi nazionali di Lisbona e Rio de Janeiro.

Ha pubblicato in: Atti della Accademia delle Scienze di Torino, Quaderni di Studi Italo Brasiliani del l’Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro, Nuncius – Annali di Storia della Scienza di Firenze, Arte Cristiana di Milano.

Collabora, tradotto da Giuseppe Goria, a Piemontèis Ancheuj e La Sloira tra l’altro, e a: Alma nacco Piemontese Viglongo, Studi Pie montesi, e Bollettino dell’Associazione di Storia e Arte Canavesana di Ivrea, della quale è consigliere dal 30 giugno 2008.

Si è dedicato a temi inediti di storia e arte piemontese pubblicando alcuni saggi e, attualmente, studiando le figure dei pittori scenografi Gheduzzi del Teatro Regio di Torino. Alla storia piemontese ha dato la biografia: Carlo Antonio Napione (1756-1814). Artigliere e scienziato in Europa e in Brasile, un ritratto (Torino, Celid, 2005) e i contributi biografici relativi a padre Ignazio Isler, autore del XVIII secolo, e al medico Maurizio Pi pino, autore nel 1783 di un dizionario e una grammatica piemontese di successo. Al cugino Giovanni Bono poeta e commediografo dialettale e in lingua ha dedicato alcuni studi e un profilo biografico, pronto per la stampa.

COMMENTO CRITICO: 

Burdet è sostanzialmente un affabulatore, nel senso che Pasolini attribuisce al termine nella sua accezione poetica, quella di un novelliere che mette in campo rappresentazioni episodiche e simboliche, sfumate e alluse, dentro le quali può accendersi l’illuminazione opalescente di un’etica ovvero di una morale non definitivamente circostanziate, ma tuttavia presenti e cogenti nell’equilibrio delle cose e dei personaggi. Le storie non avvengono per caso, sembra dirci il poeta, che si intende di Storia, con la maiuscola; neppure quelle minuscole delle figure di secondo piano rispetto alle celebrità, e neppure le storie dei personaggi anonimi, confusi nella diaspora delle genti scerpate nello spazio e nel tempo. In Burdet, dunque, tout se tient, tutto ha una ragione di consistenza, di derivazione e di sbocco.

Il patrimonio ideale della vita di Burdet, cui si è prima accennato, è costituito da emozioni che, benché siano personali o familiari – nel senso di dinastiche ovvero di casato – in realtà assurgono a valore simbolico e rappresentativo di epoche e di ambienti sociali ben più ampi. Per tale motivo, si farebbe un torto all’autore se inquadrassimo la poesia di Burdet all’interno di quel filone di autobiografismo poetico che pure ha fornito eccellenti prove di valore in passato e che ha avuto un numero sterminato di poeti che l’hanno praticato, sia pure episodicamente, compresi i poeti di massima divulgazione, come Leopardi o Foscolo o Gozzano. Ecco, il riferimento al poeta di Agliè non vuole affatto essere casuale. Al contrario, c’è una pertinenza anche di parentela, sia pure risalente ai bisnonni, tra i due poeti, quello del Meleto e quello di Macugnano.

Sandro Gros-Pietro


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