Domenico Cara

Ritratto di Domenico Cara

Accademico

è nato a Grotterìa, presso Reggio Calabria. Vive a Milano. Studioso d’arte e di letteratura, poeta ed editore.

Ha pubblicato di saggistica: L’impiego dell’immagine, 1967; Alvaro, 1969; La comunicazione emotiva, 1969; Strutture grafiche e segni, 1974; Letteratura e pubblico oggi in Italia, 1979; Imperfetto e metafora: in arte di transizione, 1982; Poeti della Lombardia, 1983; La qualità delle spoglie, 1986; Organizzazione della prosa e altra vita del testo, 1987; Traversata dell’azzardo, 1989, ed altro. Tra i suoi libri di poesia si ricordano: Arie senza flauto, 1959; Mitologia familiare,1961; Cactus, 1968; Territorio di fatti, 1969; Disputa di confine, 1971; Le proprietà generali, 1973; La febbre del testo, 1977; Principio della peste, 1980; Lo stato della logica, 1980; Tavola delle miniature, 1983; La rigenerazione nei ragni, 1987; Esperimenti sulla sfinge, 1987; Bajkál, 1991; L’utopia gioiosa, 1995; Passeggiare nella brughiera, 1998; Filigrane innaturali, 1999; Cardini, macerie, flumina, 2000; Il dilagare dell’ascolto, 2003.

Per le pubblicazioni in prosa, narrativa, aforismi e microtesti si ricordano: Le comete di Montigiano, 1972; Esercizi di ir/riflessione, 1979; Qualcosa come la tersa innocenza, 1981; Pietra scissa, 1989; Ornamenti per sella, 1994; I flautini dell’occhio, 2002, Fisica di sensi, 2006 ed altro. Ha diretto una serie di riviste letterarie; ha curato numerose antologie di scrittura attuale e ha organizzato esposizioni d’arte in più città europee.

Alcune sue opere sono tradotte in inglese, tedesco, francese, giapponese, albanese, giordano e guatemalteco. Sulla sua opera sono state scritte tre monografie: Massimo Pamio, Lo statuto dei labirinti, 1987; Gaetano delli Santi, L’aforisma insofferente, 1992; Franca Alaimo, La firma dell’essere, 2003, Claudia Emanuela Turco, Il baco da seta (NellaragnateladiDomenicoCara), 2006.

COMMENTO CRITICO: 

Il poco è la misura del molto. Il piccolo è l’inizio del grande. L’essenziale è la rappresentazione del totale. Simili detti memorabili, ed in generale gli aforismi e per estensione anche la variegata categoria dei proverbi sono centri di accumulazione dell’attività intellettuale. Verrebbe da proporre il paragone cibernetico tra la codificazione contratta di un file effettuata dal computer e l’elaborazione di un aforisma o di un detto celebre: tutti e due rappresentano la condensazione in poco spazio di un’attività informativa molto più vasta, alla quale si demanda con quell’unico impulso digitale ovvero con l’uso di quella perfetta formula linguistica.

Domenico Cara lavora con astuzia su questo versante già da anni. L’astuzia gli deriva dalla perfetta conoscenza dei meccanismi attraverso i quali il linguaggio si accorcia o si allunga, si ispessisce o si assottiglia, si dilata o si contrae. In lui è l’accortezza dell’esperto e la creatività del maestro; non gli manca neppure l’assorta laboriosità dello studioso, l’acribia dello scritturale, chino alla scrivania a tagliare e a cucire vocaboli vecchi e nuovi. Cara è noto per avere da sempre proposto, nella sua produzione creativa, una mistura personalizzata fatta di invenzione artistica e di elaborazione scientifica.

Per lui la poesia è come la nutella per Ferrero: una formula incomparabile di cacao e di nocciole, leggasi al posto di creatività fantastica e di disciplina umanistica. Difficile dire se Cara preferisca la prima o la seconda. Certamente, egli è maestro nel progettare la formula della mistura con cui le parti si compongono. L’effetto è quello di raggiungere un “valore di liberazione” dentro la scrittura: adoprare il linguaggio per moltiplicare le forme di essere e di descrivere ciò che siamo e ciò che non possiamo essere, ma con cui ci denominiamo, come sfida ad ogni limite, nel mondo della parola.

Sandro Gros-Pietro


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