Francesco Clausi-Schettini

Ritratto di Francesco Clausi-Schettini

Accademico

è nato nel 1962 a Bologna, dove si è laureato in ingegneria civile. Ha lavorato a Torino, presso lo Studio di progettazione dell’ingegner Corona, poi a Mestre e oggi a Bologna in una Società che si occupa di viabilità.

Ha cominciato a scrivere per caso nel 2002, seguitando a farlo spronato dall’affettuosa incitazione dell’amica Tonia e di un anfitrione straordinario quale è stato il poeta Emilio Gay.

Ha pubblicato due libri di poesie, Non baciate la rima (potreste macchiarvi) e Dedicazione per i tipi di Libroitaliano.

Suoi scritti sono stati inseriti nelle riviste Alchimie, Vernice e nell’Antologia del Ter­zo censimento della poesia a Bologna.

Ha ottenuto l’SMS story – in poesia 2006, nell’ambito della sezione speciale del concorso ‘Media di… versi’, organizzato dalla Facoltà di Scienza della Comunicazione dell’Università La Sapienza.

Una nota sulla prima raccolta è stata inserita sulla rivista Poesia nella rubrica ‘Per competenza’ di Roberto Carifi; sulla rivista Vernice a cura di Sandro Gros-Pietro è stato pubblicato un commento sulla seconda.

Ha collaborato, con le proprie poesie, agli spettacoli dell’amica e brava attrice Margherita Ferioli.

Una breve intervista, circa il ruolo della poesia, con lettura di testi, è stata trasmessa da radiocittà fujiko di Bologna, nell’ambito del programma ‘La Piazza dei Poeti’, condotto a cura dell’Associazione ‘Via dei Poeti’.

Partecipa, con passione e spirito giocoso, ai reading poetici organizzati da S. Parma e L. Angel presso il Circolo Pavese di via del Pratello a Bologna.

È del segno della bilancia, ascendente leone.

Ama girovagare tra luoghi e parole.

COMMENTO CRITICO: 

La poesia di Francesco Clausi-Schettini è composta da un insieme di mappature semantiche che ricostruiscono per rappresentazioni simboliche il rapporto dell’autore con l’attualità del tempo nell’impossibilità di reperire una nozione qualificata e definitiva del proprio io, di­sperso nell’oggettivazione riflessa sugli elementi del rea­le, a loro volta galleggianti come reliquie sopravvissute al naufragio del senso compiuto del linguaggio da cui provengono.

La bellezza sta nella ricchezza dei segnali, franti e fratti, scomposti e disarticolati, capaci di mettere in mostra la nudità dei loro meccanismi di significato, di ingaggiare autonomi percorsi di senso e di non-senso. Fino a che ne nasce un fasto celebrativo della ricchezza della scomposizione e ricostruzione dei significati. Non un’opera edificata seguendo la logica meccanicistica degli antefatti e dei fatti, ma illustrando l’opulenza dei post-fatti.

Sandro Gros-Pietro


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