Giovanni Chiellino

Ritratto di Giovanni Chiellino

Accademico

è nato a Carlopoli, in provincia di Catanzaro nel 1937; risiede a Torino.

In poesia ha pubblicato Galateo per enigmi, Genesi, 1988, per il quale ha riscosso lusinghieri giudizi; Daedalus, Genesi, 1990, con prefazione di Giorgio Bárberi Squarotti, con cui ha ottenuto il primo premio Felsine 1991, il secondo premio Magna Grecia; Nello spazio della mente, con nota critica di Ninnj Di Stefano Busà, Lineacultura, 1992; La partita, 1994, plaquette con la quale ha ottenuto il primo premio Accademia dei Dioscuri; Nel cerchio delle cose, Genesi, 1994, con cui ha ottenuto i primi premi Aeclanum e Pablo Neruda, nel 1995 e Poseidone-Paestum, nel 1996; La voce della terra e altre voci, prefazione di Giovanna Ioli, Genesi, 1999, primo premio Civitella di Carosino; Il volto della memoria, Edizioni Scettro del Re, 2000, con cui ha vinto il Premio dei Lirici greci nel 2001 e il premio Gaetano Viggiani nel 2004; Il giardiniere impazzito, presentazione di Liana De Luca e Sandro Gros-Pietro, Genesi, 2001, con cui ha ottenuto i primi premi Città di Moncalieri e Aeclanum nel 2002; Nel corpo del mutare, presentazione di Tomaso Kemeny e Paolo Ruffilli, Genesi, 2004, con cui ha ottenuto il primo premio speciale Città di Aosta.

Tra l’altro, è inserito nelle antologie I Ventidue, a cura di Sandro Gros-Pietro e di Mario Marchisio, Genesi, 1990; Le maschere invarianti, a cura di Marzio Pieri e Silvio Ramat, Genesi, 1992; L’altro novecento, I vol. 1995, III vol. 1997 di Vittoriano Esposito; La Poesia Contemporanea a cura di Bruno Maier, Guido Miano Editore, 1997; L’Erbosa Riva, a cura di Elio Andriuoli e Sandro Gros-Pietro, Genesi 1998. Inoltre è citato in La Pratica della Letteratura – Novecento di Giuseppe Giacalone, Frat. Ferrara Edit. 1997; Letteratura Calabrese di Antonio Piromalli; Storia della Civiltà Letteraria Italiana vol. V, tomo II, diretta da Giorgio Bárberi Squarotti.

Come pubblicista collabora a numerose riviste di letteratura ed è redattore di Vernice. È stato tra i fondatori dell’Elogio della Poesia nel 2001. Ha partecipato nel 2002 alla rassegna poetica Intra moenia et extra moenia, nel 2003 al Convegno Nostalgia dell’Eterno e nel 2006 a quello denominato La gioventù del mondo, tutti svolti a Torino.

COMMENTO CRITICO: 

Le splendide poesie inedite che Chiellino offre a chiusura del lungo viaggio antologico della sua produzione realizzata nell’arco dei diciannove anni che precedono il presente libro rappresentano un ritorno carico di dolcezza nostalgica alla poetica che abbiamo definito della piccola epica, ospitata nelle stanze della riflessione domestica e autobiografica, ma collocata in presenza e a contatto diretto dei tanti fantasmi, spettri, larve, simboli e sogni che alitano nel macrocosmo della poesia chielliniana, e che sono materia della grande epica, ma che alla fine costituiscono gli elementi comuni e unificati nell’unico immenso fondaco della memoria del poeta.

Va specificato, infatti, per buona norma di correttezza, anche se il lettore se ne è edotto per suo conto, che la distinzione tra piccola e grande epica non è per nulla riconducibile alla volontà ordinatrice dell’autore, il quale non ha sicuramente bisogno di nominarsi per riconoscersi. Siamo dunque noi a proporre questa distinzione, sperando di fare qualcosa di utile in termini di orientamento nel grande intreccio che Chiellino elabora dei suoi versi.

La dimensione domestica è compendiata nel mirabile Prosit che intonava e che intona tuttora il padre del poeta, seduto al desco, circondato dai figli, mentre fa scorrere il vino nelle coppe, il dolce nettare della terra – che è una delle voci chiamate all’appello dal poeta – sull’orrore dell’esistenza, sull’enigma che ci sovrasta, sulla bellezza che ci permea in ogni molecola del nostro tessuto. Quanti angeli si affacciano a rendere ambascerie di altre voci che sovrastano il desco e il poeta registra sui taccuini di versi le ombre del passaggio, talvolta appone in calce il luogo e la data, precisi come un sigillo notarile!

Quanti giovani volti sono germogliati dall’antico ceppo, intorno al tavolo del patriarca, che alza il bicchiere ad oltranza, dall’aldilà in cui è catturato osserva i nipoti che corrono per la casa, li vede attraverso gli occhi del poeta, il quale si sposta a suo agio in una nozione liquida del tempo, è capace di ingigantire e dilatare la rete dei contatti possibili ovvero sognati.

Oh, gli amori che sussurrano parole di seduzione all’orecchio del poeta, divenuto settantenne con stupore inopinato, come in un film di Kubrick: egli si guarda canuto e si sorprende vecchio, ma sa di essere giovane fino all’ultimo giorno, nel mirabile tessuto delle sue parole, che è un progetto di scrittura per rendere più forte la memoria del mondo e per rendere più ricca l’avventura della parola.

Sandro Gros-Pietro


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