Nicola Prebenna

Ritratto di Nicola Prebenna

Accademico

è nato ad Ariano Irpino nel 1947, dove attualmente vive.

Dopo aver superato, nel 1981, presso il Ministero degli Affari Esteri, la selezione per la destinazione all’estero sia come docente presso le istituzioni scolastiche che come addetto presso gli istituti italiani di cultura, viene destinato al Liceo Italiano di Istanbul. Successivamente si trasferisce in Francia, dove insegna presso il Liceo Internazionale di Ferney-Voltaire. Cadono in questo arco di tempo tre nuove opere: Scuola oggi: quale cultura, quale società, (Edizioni Bastogi, Foggia, 1986) una riflessione su alcuni temi dell’universo scuola, condotta con rigore argomentativo e particolare sensibilità pedagogica; Rari Nantes, una nuova silloge poetica (Edizioni Bastogi, Foggia, 1988); Tempo che va (L’Autore Libri, Firenze, 1995), una raccolta di racconti, ambientati in una realtà oscillante tra reale e surreale, in cui la dimensione realistica molto marcata della civiltà contadino-operaia dell’immediato dopoguerra e degli anni cinquanta e sessanta, si ammanta della dimensione della magia e della poesia.

Arrivato in Atene nel 1997, come docente di italiano e latino presso la Scuola Italiana, inizia la collaborazione con le diverse istituzioni italiane presenti nella realtà greca, segnatamente con l’Associazione della Dante Alighieri e con l’Istituto Italiano di Cultura.

Appartengono al periodo ateniese le due sillogi poetiche Dacruma (Genesi Editrice, Torino 2001) e In Gurgite Vasto (idem 2004): la prima è stata presentata al pubblico ateniese a cura dell’Istituto Italiano di Cultura, con la partecipazione del poeta, critico ed editore Sandro Gros-Pietro, e dello scrittore Kostas Valeta; la seconda è stata presentata in occasione della giornata della Dante Alighieri di Atene, nel mese di giugno 2004. Alla collaborazione fornita all’Istituto Italiano di Cultura di Atene è ispirato l’omaggio, a cura dello stesso IIC, Nicola Prebenna e la Grecia, Atene, 2004.

Al rientro in Italia, dopo la parentesi dell’estero, pubblica l’Ode E la fiaccola vive… (Delta3edizioni, Grottaminarda, 2005) che prende ispirazione dalle Olimpiadi Ateniesi e che celebra, più in generale, i valori della civiltà dell’Ellade; la silloge poetica Come per acqua cupa (idem 2008); la silloge collettanea Barbe e Virgulti (idem 2009), comprendente anche due racconti pubblicati sulla rivista Vernice, (Genesi Editrice di Torino). È inserito nell’Almanacco Paredro, Un secolo in un anno, tra i poeti dell’anno, antologia poetica edita a cura di Genesi Editrice, Torino, dicembre 2005; nel volume Poeti del Sud 3 (a cura di P. Saggese, Sellino Editore, Avellino, 2008), oltre che su numerose altre antologie.

Tornato in Italia per fine mandato all’estero, ha diretto l’Istituto Superiore di Lacedonia ed ha chiuso la sua carriera di uomo di scuola quale Preside dell’Istituto Professionale “G. De Gruttola” di Ariano Irpino. Suoi contributi sono presenti, oltre che su Vernice, sulle riviste: Nuova Secondaria (La Scuola Editrice, Brescia), Vicum (organo dell’Associazione “P.S. Mancini” di Trevico), Poesia Meridiana (organo del Centro di Documentazione della Poesia del Sud, edizioni Altirpinia), Riscontri (Sabatia Editrice, Avellino), Parnassos (Atene), Aequum Tuticum (dell’Associazione Amici del Museo di Ariano Irpino).

Tra i riconoscimenti conferitigli, tralasciando segnalazioni, posizioni da finalista e attestati vari, ricordiamo: per Dacruma (1° premio speciale 16° Premio Giovanni Gronchi, Pontedera; 3° posto Premio Aeclanum, Mirabella Eclano, 2002); per In Gurgite Vasto (1° premio Aeclanum 2004, 2° premio “Italo Carretto” Bardineto, 2008); per E la fiaccola vive… (3° premio Teatro Osservatorio, Bari, 3° premio S. Maria della Luce, Mattinata); per Come per acqua cupa (2° premio Città di Pinerolo, 3° premio Teatro Osservatorio Bari).

COMMENTO CRITICO: 

La novità della poesia di Prebenna si riallaccia alla nozione dell’epico metropolitano, che sempre più si diffonde nella poesia italiana, anche come evoluzione proveniente dalle esperienze del mitomodernismo, diffuso a suo tempo da Giuseppe Conte, Tomaso Kemeny ed altri. Si tratta di un’eroicità antifrastica, che prevede un eroe anti-eroe, calato nella realtà e impegnato a destreggiarsi con le sabbie mobili della quotidianità: vediamo questi nuovi eroi salire e scendere dagli ascensori dei grattacieli, essere ricoverati in ospedale, badare ai figli, muoversi nel traffico cittadino.

Il poeta epico metropolitano, dunque, naufraga nell’oceano del banale, e le sue colonne d’Ercole sono rappresentate dalla metropoli di plastica e petrolio in cui vive. Tuttavia, egli è l’autentico pronipote dell’eroe mitologico classico da cui discende e di cui conserva l’indomabile spirito d’indagine. I suoi gesti sono simbolici ed hanno un valore metaforico che si riverbera sull’esperienza umana come l’orma di un altro passaggio ovvero di un altro approdo.

Sandro Gros-Pietro


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