Paolo Ferrara

Ritratto di Paolo Ferrara

Accademico

è nato a Sambuca di Sicilia nel 1942. Ha conseguito la Maturità Artistica al Liceo di Palermo; ha studiato all’Istituto Superiore di Giornalismo della stessa città; è anche in possesso della Abilitazione Magistrale. Allievo prediletto, da giovane, dello scultore Armando Tomaselli, ha partecipato per invito a mostre collettive di pittura a carattere o di rilievo nazionale a Palermo (tra le quali la Permanente di Artisti Siciliani alla “Biennale Internazionale d’Arte della Città di Palermo”), Napoli, Sciacca, Viareggio e in altri Comuni; la sua prima personale, a Palermo, al Centro d’Arte “Il Chiodo” (presentazione in catalogo di Albano Rossi).

Di poesia ha pubblicato Spigoli di umanità, L’Ariete 1966; Estensioni esistenziali articolate, Lo Faro 1989; Oltre le tenebre della metamorfosi, Lacaita 1993; La vela del bene possibile, Genesi 1998; Lungo l’opalescente misura dell’imbrunire, Helicon 2001; Sospese inquietudini al guado dell’ignoto, Genesi 2005.

Testi di Paolo Ferrara con traduzione a fronte in inglese, francese, tedesco e spagnolo, si trovano in antologie per la diffusione nel mondo della poesia italiana. Ai concorsi nazionali ed internazionali ha conseguito ambiti premi e lusinghieri riconoscimenti (Premio speciale della Giuria al “Fèlsina 1996”, Castel Maggiore; 3° Premio alla XXVI edizione del concorso nazionale “Primavera Strianese”; finalista alla XI ed alla XIV edizione del “Premio San Valentino”; finalista alla XII edizione del “Premio San Benedetto”, ecc.). Gli è stato attribuito il premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 1999 e nel 2002.

Membro honoris causa dell’Accademia Internazionale “T. Campanella” di Roma. Figura in antologie per le scuole medie superiori; nel Dizionario degli scrittori, poeti e critici siciliani viventi, Pellicanolibri; nella Storia della Letteratura Italiana del XX secolo, edizioni Helicon; nel Dizionario degli Autori Italiani Contemporanei, editore G. Miano; ed è stato recentemente incluso nella Storia della Letteratura Italiana. Il Secondo Novecento, della stessa editrice.

Hanno scritto giudizi molto positivi su Paolo Ferrara: Adigi, Giorgio Bárberi Squarotti, Salvatore Di Marco, Adrano di Terravecchia, Sandro Gros-Pietro, Liliano Lanzi, Bruno Maier, Michelangelo Mazzeo, Luigi Pumpo, Albano Rossi, Paolo Ruffilli, Ferruccio Ulivi, Michele Vaccaro ed altri autori.

Le poesie che appaiono nel servizio sono tratte dalla raccolta Sospese inquietudini al guado dell’ignoto.

COMMENTO CRITICO: 

Lo svolgimento bipolare della poetica di Paolo Ferrara si è consolidato nell’alternare temi lirici a temi filosofici e nello sviluppo di una serrata dialettica tra emozione e ragione, tra dimensione finita della vita e sovradimensione indefinita del fluire del tempo. Il confronto del doppio, quindi, è l’espediente attraverso cui si avvia il percorso di ricerca intorno alla verità. Si tratta di una ricognizione bifase, capace di contrapporre due modi diversi di esplorare due mondi distinti, ma tra loro intimamente connessi: quello filosofico che sovrintende alla tensione di volere capire il reale, e quello emotivo, che demanda all’emozione di sentirsi parte viva, fragile ed effimera del mondo che costituisce il reale. In realtà, tutto ciò altro non rappresenta se non i due volti della letteratura e, meglio ancora, le due possibilità della poesia: quella connettiva e quella denotativa, cioè la parola pronunciata con l’intento vuoi di alludere alla natura delle cose vuoi di rappresentare, almeno per simboli, il fantasioso spettacolo dell’epopea delle cose.

Nel susseguirsi degli anni e delle opere pubblicate, ha finito per assumere una cifra caratteristica dell’autore la forma del suo dire poetico, che ancora una volta appare polarizzata su un contrappunto di osservanza e di rottura rispetto all’armonia e alle misure della tradizione e meglio ancora rispetto alla melicità e alla proporzione euritmica delle parti del discorso, come insegnerebbe la tradizione, ma che sovente viene contraddetta da una contrapposizione di discordanze, disfonie o sproporzioni degli elementi, volutamente ricercata da Paolo Ferrara per costruire una fuga antifrastica del discorso poetico, che rimane sempre aperto ed inquieto e che non si chiude mai nell’hortus conclusus.

Sandro Gros-Pietro


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