Walter Chiappelli

Ritratto di Walter Chiappelli

Accademico

i professione Musicista, è nato a Pracchia, in provincia di Pistoia nel 1938 e risiede a Porretta Terme, nel bolognese.

Diplomatosi all’Istituto d’Arte di Firenze, con Alessandro Parronchi insegnante di Storia dell’Arte, ha frequentato il “Corso di perfezionamento di disegno dal vero” di Pietro Annigoni all’Accademia di Firenze.

Ha pubblicato alcuni libri di poesie Vivi, 1977; Il dolore disarmato, 1979 con prefazione di Alessandro Parronchi; Silenzio vivo, 1984, nonché i florilegi riportati nei Quaderni paralleli di nuova poesia, 1988 e 2000, e su Eclissi di luna, 1993. Nel 2002 per i caratteri della Genesi Editrice ha pubblicato Vampa celestiale, nel 2005 Qui in carne, in spirito, nel 2006 Passione e pensiero, nel 2008 Realtà e fede e nel 2009 da Soavissima pietas.

È inserito nella rivista Vernice con alcune poesie e ha partecipato alla redazione dell’almanacco paredro Un secolo in un anno.

COMMENTO CRITICO: 

Anche in questo ultimo libro, Soavissima pietas, gli argomenti della sua poesia toccano una grande vastità di temi che fanno riferimento sia ai ricordi del passato sia alla fantasia creatrice di una sopra-realtà orientata alla speranza e alla fede di esiti ultraterreni della vita. I ricordi del passato – ma anche quelli della memoria recente – mettono al primo posto ciò che è sempre stata la grande forza della sua poesia: l’amore verso la donna e l’eros in generale.

Proprio quest’ultimo, l’eros, è uno degli aspetti più delicati e scintillanti della sua poesia. In lui, l’eros è principalmente una visione, come se il poeta disponesse di una vista a raggi infrarossi tali da rendere visibile l’irradiamento erotico che la donna effonde e diffonde intorno a sé, un’aura magnetica e riverberante, che attrae l’attenzione del poeta come la corolla del fiore attrae l’ape, che ne va a suggere il polline: “Le ragazze che stanno a testa alta / poppe sode vistose / sotto veli di luce / belle tornite cosce / agili potenti oh / quegli occhi vogliosi fissanti l’uomo / quegli occhi brucianti pieni d’ardore / ch’emanano dolcezze sconvolgenti / se l’uomo che l’ammira brama gioia / l’ebbrezza ch’è regina dell’amore / – E l’ape cede al fiore”.

Sandro Gros-Pietro


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