PREMIO PER L’EDITO di POESIA alla memoria del Poeta Nino Pinto
La riflessione assertiva di Valerio Vigliaturo è scolpita nella pietra miliare del titolo del suo caleidoscopico poema: l’IOdrama coniuga l’Io con il drama, cioè con l’azione nell’Antica Grecia -ovvero i facta della Civiltà Romana- in collisione con l’individualità dell’Io-Poeta, con i suoi valori spirituali, etici, filosofici, politici, religiosi, empatici, che esplodono sotto l’irruenza dei fatti. È la reificazione del pensiero e della persona del Poeta nella rex cogente dell’attualità. Non è il naufragio della Medusa, ma è l’esplosione della tempesta magnetica delle comunicazioni, che tutto investe e che scatena le mille voci che cantano lo stesso coro polifonico, in una fusione di ragione e follia, di luoghi e tempi, che è paradisiaca e catastrofica, con uguale esito.
La Giuria del Premio I Murazzi-XIV Edizione attribuisce il Primo Premio assoluto per la Poesia Edita a Valerio Vigliaturo per il volume IOdrama, Ensemble Einaudi.
La capacità di cogliere il dettaglio, unita alla sintesi d’individuazione dei canoni di fondamento rappresenta l’alta prova di sapienza letteraria e critica realizzata dai due estensori Giovanni Tesio e Albina Malerba, insieme ai loro sei collaboratori, nella compilazione della grandiosa Raccolta Poetica di quasi duecento Poeti antologizzati dal Novecento ai giorni nostri, in lingua piemontese, fra i quali spiccano in modo magistrale Nino Costa e Pinin Pacòt. Si deve riconoscere il merito e l’impegno del Centro Studi Piemontesi di avere donato alla lingua piemontese tre antologie di raccolta e di attribuzione alla memoria pubblica della Poesia dialettale piemontese, a partire con la prima, Dalle origini al Seicento, cui è seguita la seconda, Dalla stagione giacobina alla fine dell’Ottocento, per giungere fino all’attuale terza, Poeti piemontesi dal Novecento ai giorni nostri, premiata all’unanimità dei consensi dalla Giuria de I Murazzi-XIV Edizione del 2026.
La silloge Salti quantici rappresenta un momento introspettivo che riflette l’apparente disordine della realtà. Si tratta di un tentativo ben riuscito di accomunare scienza e poesia, là dove la scienza recupera un linguaggio tecnico, scevro da retoriche sovrastrutture fuorvianti, mentre la poesia si innesta su un vissuto personale in un iter di comprensione/apprensione che porta il poeta a un disvelamento del sé attraverso un rapporto dialogante con ciò che lo circonda. Il valore noetico che ne sorte mette in rilievo un linguaggio poetico che si incentra maggiormente sulla ricerca, caratteristica del resto della scienza, piuttosto che su un giudizio morale del tutto soggettivo e privo di verità, perché la verità va inseguita, accertata, e non passivamente accettata. Diviene allora necessario, come sostiene il poeta, “raccogliere i profili, (…) computare spazio (…) indagare dove finisca il cielo”: in tal modo, forse, la sete di conoscenza potrà essere dissetata e la coscienza acquietata.
La Giuria de I Murazzi 2026 all’unanimità conferisce al poeta Gianfranco Isetta il terzo premio per la Poesia edita.
Il titolo di questo raccolta di Paolo Butti riassume in maniera simbolica e programmatica il contenuto delle liriche: il sangue simbolo delle guerre, del sacrificio, delle sofferenze; i ciottoli duri e impenetrabili (“sui ciottoli del tempo traballa senza pace il carro dilaniato della morte”), il fiore simbolo di rinascita e di speranza caparbia e resiliente che nasce nell’uomo e lo sostiene nonostante tutto (“nell’Eden profanato di ruggine fioriscono le rose”).
Poesia di denuncia storica (“Si piegano straziate le parole ai muri disumani della storia”) e di resistenza civile, scevra tuttavia da toni polemici ed invettive, sostenuta piuttosto da un lirismo puro e incontaminato che dà vita a immagini di pregnante commozione ed evidenza espressiva attraverso un linguaggio ricco di suggestioni.
Sostiene il dipanarsi dell’ispirazione poetica sul filo del dolore, della morte, del sacrificio, dell’orrore, il senso di una religiosità autentica a cui il poeta affida la sofferenza: “Mi piangono le ferite a una a una, appena un sasso, un nulla accanto a Te”.
La Giuria de I Murazzi-XIV Edizione all’unanimità include il volume in versi Col sangue sui ciottoli un fiore tra i Finalisti del Premio di Poesia Edita.
Di una attualità estrema e pressante la silloge di Gianluca D’Annibali risponde al desiderio di ciò che più attiene all’animo umano: la comprensione e il rispetto dell’altro. Basta scorrere l’indice per accorgersi che le poesie hanno un andamento ben specifico e contemporaneo non tralasciando nulla al caso o all’improvvisazione. Si può parlare tranquillamente di poesia civile che, se non fosse per l’origine marchigiana dell’autore, si potrebbe inserire in quella linea lombarda che a partire da Parini e Porta, arriva a Sereni, Erba, Oldani, Buffoni e riproduce una Weltanschauung che ama il confronto con la realtà e la comprensione delle dinamiche dell’hic et nunc. Non manca, altresì, una sottile ironia che sottolinea costantemente il rapporto tra il potere e il poeta, tra ciò che sta al di sopra di noi e il nostro essere meticolosamente attenti alla critica e alla scomposizione dei gesti, degli avvenimenti e del pensiero, vale a dire “una bussola impazzita di ideali”.
La Giuria de I Murazzi – XIV edizione all’unanimità include il libro Poeti, migranti… ed altri insolenti (a braccia semiaperte) tra le opere insignite finaliste per la Poesia edita.
Francesca Del Moro ci presenta tredici martiri paleocristiane il cui sacrificio, reinterpretato e riproposto in forme attuali, viene a costituire un climax del dolore e della fede al femminile. Il martirio diventa momento di intensa forza e valore, elevandosi ad apice drammatico e simbolico di uno scontro tra bene e male che riecheggia nelle parole delle martiri. Niente di agiografico in ciò, ma uno scavo attento e meticoloso dell’animo umano, un riandare profondo e intenso alla tragedia che ha colpito quelle donne che non si sottrassero alla tortura tenendo testa ai propri aguzzini e che divennero esempio di eroismo e di fede. I versi, infatti, interpretati in forma pittorica da Jara Marzulli, mettono in risalto l’umanità di quelle figure, attraverso un affabulare tra andamento mistico e realistico, che unisce in sé il senso del tragico e della fatalità. Tradotti in un linguaggio poetico moderno i loro sentimenti, le loro sensazioni, i loro pensieri assumono, nell’immediatezza della contemporaneità, una caratura e uno spessore di universalità, colto, racconta Francesca Del Moro, nella leggenda simbolica della palma.
La Giuria de I Murazzi – XIV edizione all’unanimità include il libro La statura della palma tra le opere insignite finaliste per la Poesia edita.
Il libro di Poesia che si intitola Un dio ingordo, scritto da Massimo Bonato, è possibile che faccia riferimento al messaggero degli Dèi, Hermes, che governa ogni forma di comunicazione, di capacità oratoria e di interpretazione dei messaggi: è il dio che ha conferito agli uomini il sublime potere di parlare, assurto come patrono dei poeti. Tuttavia, se la Poesia diventa una impossibile disambiguazione dei significati trasmessi dai significanti, allora ecco che il discorso del poeta diventa un valzer eseguito nei tre tempi di Il nome proteiforme, le Ballatine topografiche e L’esercizio del disamore. Proprio quest’ultimo è l’estroflessione come un guanto arrovesciato su sé stesso dell’antichissima tradizione di canto d’amore, un tempo identificato come principale emblema della Poesia. Massimo Bonato, tra i più seri e competenti studiosi e poeti sulle possibilità della parola, ci mette in guardia sull’ingordigia del patrono dei Poeti.
La Giuria de I Murazzi-XIV Edizione all’unanimità attribuisce la Menzione d’Onore a Massimo Bonato.
La straniera è una silloge di poesia che invita il lettore a una serie di riflessioni su quello che la vita offre e ci affida, come il dolore, il destino, il ricordo. Attraverso il percorso simbolico della sua città, Torino, l’autore medita non solo sulla propria esistenza e sul perché delle cose, ma innesca una serie di osservazioni che vogliono approfondire l’essenza stessa della vita, riportando in un lessico poetico la contemporaneità di gesti e pensieri. La parola è strettamente legata agli oggetti e gli oggetti diventano l’occasione per un dialogo intenso che vede un rincorrersi di situazioni e questioni attinenti a un vissuto dove l’io scompare per immedesimarsi nel noi. Allora la notte, il mistero, lo stesso nulla si infrangono, pagina per pagina, a delineare un pathos lirico che ci trascina a lidi inconsapevoli, a silenzi ricercati, a percorsi sfuggenti.
La Giuria de I Murazzi – XIV Edizione all’unanimità attribuisce la Menzione d’onore al libro La straniera di Dario Capello.
La raccolta si mostra articolata in tre momenti: La clessidra, Paese natio e Mille anni fa. Tra ricordi passati che si affacciano alla memoria e speranze proiettate verso il futuro, sia pure sconosciuto e incerto, il versificare di Aldo Maggiotti si articola sul pentagramma del tempo con armoniose movenze ritmiche e pregnanza di immagini. La natura, colta nelle sue forme anche più umili (“le formiche si muovono freneticamente, tra i fili d’erba alti”) interagisce continuamente con lo stato d’animo dell’autore, che nella contemplazione cerca, forse, un “varco” di montaliana memoria che lo conduca nel vero senso dell’esistenza. Una serenità di fondo conforta anche la perdita delle persone care nella certezza di un ricongiungimento: “Trascorso il mio autunno e il mio inverno ti raggiungerò”. Dal punto di vista stilistico Maggiotti utilizza principalmente la quartina e l’endecasillabo conferendo all’esposizione poetica un andamento musicale riecheggiante la migliore tradizione classica rievocata in chiave moderna.
La Giuria de I Murazzi-XIV Edizione all’unanimità attribuisce la Menzione d’Onore ad Aldo Maggiotti.
Poesia di impegno civile e di denuncia, intagliata nella realtà attraverso l’uso vivo e palpitante del dialetto, il linguaggio della Locride, la terra natale alla quale l’autore è legato da un rapporto di amore e insieme di distacco.
La raccolta è dedicata a Francesco Panzera professore di matematica di Panetta, ucciso per aver contrastato la diffusione dell’eroina nella scuola di cui era vicepreside. La parola si fa strumento di scavo impietoso e coraggioso dei mali che affliggono la Locride: riporta alla luce con carnale evidenza emotiva omicidi, sequestri, soprusi che la poesia rende epici e che nelle “note ai testi” riacquistano la loro dimensione storica e cronachistica. Terra martoriata dalla violenza e dall’indifferenza, dal sopruso e dalla paura che può trovare riscatto solo se “Noi dal buio aborriamo il silenzio”.
La Giuria de I Murazzi-XIV Edizione all’unanimità attribuisce la Menzione d’Onore ad Alfredo Panetta.
La polivalenza giuridica e medica della locuzione Restitutio ad integrum, titolo del volume di Poesia di Margherita Rimi, sta a indicare, in giurisprudenza, il risarcimento integrale dell’illecito subìto e, in medicina, la perfetta guarigione dalla malattia. In Poesia, è simbolo del percorso di corrispondenza tra la capacità di esprimersi delle parole, inventate dalla civiltà umana, e la capacità di esprimersi del corpo umano, creato dalla natura, in concordanza con le parole, in modo da ricostruire in integrum la pienezza dell’essere umano. Si tratta di un percorso di sperimentazione letteraria, artistica, neuropsichiatrica, come interconnessione laboratoriale di ricerche concordanti in diversificati campi di indagine: Margherita Rimi, come medico neuropsichiatrico e come valente poetessa, ha svariati decenni d’esperienza e di riconosciuto e premiato merito in tali campi della conoscenza scientifica e della creatività letteraria e artistica.
La Giuria de I Murazzi-XIV Edizione all’unanimità attribuisce la Menzione d’Onore a Margherita Rimi.
La quadripartizione della raccolta definisce un contesto incentrato sull’elemento “terra” in cui il concetto di instabilità espresso dalle “frane quotidiane” della prima sezione si bilancia con i solidi punti di riferimento delle “pietre militari” (quarta sezione). All’interno di questa coppia oppositiva si manifestano concetti di sottrazione “pietre senza luna” (seconda sezione) e “sassi volanti -Davide senza Golia” (terza sezione). Quattro “blocchi” in cui la visione poetica di Vaccaro spazia tra l’indagine degli effetti devastanti operati dalla tecnologia e dal consumismo a una condizione di degrado geopolitico in cui sta affondando l’Europa, alla lotta contro un nemico difficile da identificare e per questo da combattere (“Davide senza Golia”) che determina il senso di straniamento dell’uomo moderno. L’Autore ritrova nella memoria la struggente certezza del tempo vissuto, che nella sua epicità rappresenta la leva per affrontare i mali del presente e il coraggioso slancio verso un’ipotesi di futuro: “mia radice viva che resiste e batte ancora qui intatta”.
La Giuria de I Murazzi-XIV Edizione all’unanimità attribuisce la Menzione d’Onore ad Adam Vaccaro.
PREMIO PER L’EDITO di POESIA OPERA PRIMA alla memoria della Poetessa Liana de Luca
Narratrice esperta di storia sabauda con il romanzo La prima Madama Reale, Cristina di Francia, sorella del Re di Francia Luigi XIII e moglie di Amedeo I di Savoia, Renata Stoisa ha scritto numerosi altri romanzi storici, che hanno ottenuto riscontro di pubblico e di critica. Il suo libro di Poesia Resterà il Ginkgo? allude alla straordinaria dote di resilienza che possiede tale albero, essendo già presente sul Pianeta fin dall’Era Mesozoica dei Dinosauri. Le poesie sono un inno alla vita e alla capacità di resistenza e di positiva reazione alle prove che il caso riserva a ogni essere vivente, talvolta apparentemente gratuite, se non addirittura enigmatiche, come si legge nel mirabile testo intitolato Accogli il mistero. Renata Stoisa propone una poetica ispirata alla narrazione metaforica di vicende cariche di significati simbolici, con orientamenti ispirati a un’etica luminosa di condivisione dei destini umani.
La Giuria de I Murazzi-XIV Edizione all’unanimità attribuisce il Primo Premio Assoluto per la Sezione Opera Prima di Poesia.
Il libro di Poesia, Gemmatura, di Eleonora Bassi evoca nel titolo adottato sia il fascino duraturo delle gemme preziose, destinate a mantenersi sempre identiche a sé stesse, sia l’incanto trasformativo delle cellule embrionali, destinate a divenire fiori e frutti che portano bellezza e nutrimento nel mondo. Sono, con ogni probabilità, proprio questi i due fondamentali intendimenti della poetica di Eleonora Bassi, precisamente la resilienza nel tempo e la fecondità nella creazione del futuro, espresse entrambe in un linguaggio poetico di misurato e aperto canone espressivo, con interpretazione del mondo in metafore tanto profonde quanto apertamente rivelatrice. La Scrittrice è anche attiva produttrice di testi e di saggi di natura giuridica e filosofica.
La Giuria de I Murazzi-XIV Edizione all’unanimità attribuisce il Premio per la Sezione Opera Prima di Poesia.
Cantante, attrice e scrittrice, Federica Gili possiede il talento ispirato dalle tre muse Erato, Talia e Polimnia e lo dimostra nel suo volume di Poesia intitolato Brucia l’odio, che sottintende la conseguenza meravigliosa di chi riesce a trasformare in cenere ogni malevolenza e rancore: significa accendere luce e amore. L’intera raccolta antologica delle poesie di Federica Gili è un invito a vivere con pienezza e serenità, nel sentimento di empatia e di compassione rivolto al nostro prossimo, nell’invito rivolto a sé stessa e ai lettori di uscire dal guscio narcisistico che ci relega all’esaltazione del sé stesso, per aprirci allo spirito di compartecipazione del collettivo, in un abbraccio di universalità e partecipazione.
La Giuria de I Murazzi-XIV Edizione all’unanimità attribuisce il Premio per la Sezione Opera Prima di Poesia delle Donne.
Due sono i muri portanti di questa raccolta: la consapevolezza della bellezza e lo stupore che allena il nostro sguardo ad una diversa prospettiva. Lo stile ricco di allitterazioni e assonanze rimanda alle competenze musicali dell’autrice, studiosa e interprete di canti popolari.
Ciò che a una prima lettura può apparire un semplice dettato dell’esperienza, nasconde in realtà la profondità del sentire di una donna che ricerca una via di fuga da tutti i mali e finisce nel trovarla nella musica, nell’arte e nella letteratura.
La Giuria de I Murazzi-XIV Edizione all’unanimità attribuisce Menzione d’Onore per la Sezione Opera Prima di Poesia delle Donne.
Questa raccolta di 50 testi dedicati alla guerra e scritti da più punti di vista ha colpito favorevolmente la Giuria. L’autrice di volta in volta, indossa lo sguardo del soldato, del generale, della madre che aspetta, del bambino soldato e dei civili.
Si evince che l’ispirazione le viene da una grande ammirazione per Ungaretti i cui versi sono citati alla fine della silloge, ma la sensibilità poetica si radica in una grande empatia umana.
In questi componimenti la nostra si interroga continuamente sulla coscienza del singolo e finisce per concludere che la propaganda in guerra è solo un canto di morte.
Le metafore e le personificazioni ricorrenti ci regalano immagini di grande liricità anche quando s’inciela l’ennesimo conflitto.
La Giuria de I Murazzi-XIV Edizione all’unanimità attribuisce Menzione d’Onore per la Sezione Opera Prima di Poesia delle Donne.
La genesi e la tipologia di questo libro è alquanto singolare. Maria Serena trova infatti una cartelletta con i testi del padre: studioso di lingue e conduttore di programmi radiofonici che certamente redasse con la sua Olivetti 32, dopo lo sconcerto iniziale, l’autrice si convince che non è stata una sorpresa. Questo libro è il frutto di un dialogo in versi tra padre e figlia, quando il padre ormai non c’è più da tempo. Nell’impaginazione si usano appositamente due caratteri distinti per distinguere le liriche del padre Giancarlo da quelle della figlia Maria Serena, ma nonostante il lessico differente, appare un unicum per tipologia di riflessioni, tematiche e palpiti interiori. È un ponte letterario tra generazioni distanti eppure accomunate dagli interrogativi di sempre. Padre e figlia nutrono entrambi un profondo rispetto per la poesia, tanto che entrambi si chiedono perché scriverne. La figlia in una lirica dedicata al padre riporta un distico di Shelley: “Ciò che vogliamo eternare ci tenta e poi dispare”. Sta proprio in questa intuizione il senso della raccolta, che intende testimoniare non solo un legame padre-figlia, ma affinità più profonde riscoperte attraverso fogli di velina ripiegati e ora condivisi con i lettori a dimostrazione che l’animo umano a qualsiasi latitudine e in qualsiasi epoca storica ha provato gli stessi desideri, le stesse paure e le stesse speranze.
La Giuria de I Murazzi-XIV Edizione all’unanimità attribuisce Menzione d’Onore per la Sezione Opera Prima di Poesia delle Donne.


















